Gino Rossi e il metodo Buso

Il collezionismo su Gino Rossi si rivolge al metodo Buso.

Di proprietà privata, in passato vaganti nel territorio italiano, interessanti per la nostra cultura, per la storia dell’arte, cinque opere inedite del pittore Gino Rossi, (VE 1884-TV 1947), mi vengono sottoposte per l’analisi e lo studio della scrittura in esse celata d’abitudine dal noto artista morto in manicomio.
Già in passato corredate di autorevoli riconoscimenti con perizie del prof. Luigi Menegazzi di Treviso e di Claudia Gianferrari di Milano, rivelano, come tutte le altre da me studiate di Gino Rossi inserite nel ‘Catalogo Ragionato, editato nel 2102 da Grafiche Antiga, la presenza delle scritte celate: firme apposte per esteso, monogrammi composti dal nome e cognome dell’artista, date e figure aliene alla scena dipinta.
Un significativo esempio della genialità di Gino Rossi, ampiamente da me descritta a suo tempo nel volume, è ravvisabile nel dipinto in analisi qui pubblicato: ‘Due figure femminili’, (tecnica mista su carta applicata su cartone, cm, 49,5x27).
In quest’opera l’artista veneziano si comporta come Pablo Picasso nelle sei carte da gioco da me scoperte nel 2012, (Ansa): appone segretamente nella grafica costruttiva dei soggetti rappresentati i suoi loghi, il suo intero cognome e la data ’13’, 1913.
Nessun falso!!! Il dipinto è costruito interamente con la scrittura celata!
Il metodo Buso ne trae anche la data, il 1913, erroneamente suggerita nella storica perizia da Luigi Menegazzi, a seguito qui pubblicata. Questi inediti dipinti si accodano agli altri di Gino Rossi da me studiati in passato e ai brillanti risultati da poco ottenuti nelle opere di Amedeo Modigliani, di Giotto, di Raffaello, di Giorgione, di Leonardo, di Michelangelo e via via di tutti gli autori da me studiati da circa tre lustri.
Come le opere di Amedeo Modigliani anche quelle di Gino Rossi assumono oggi un certo ordine.