Paris Bordon Venere

Nel 1545, anno in cui fu eseguita la 'Venere sdraiata in un paesaggio', Paris Bordone occultava, nel fusto del melo alle spalle della dea, il suo marchio composto dalle lettere tra loro collegate: PB e la data 45: 1545, inserita a cappello delle due lettere. A seguire: due simili particolari, l'uno scuro l'altro più chiaro, della riflettografia del dipinto, svolta presso la diagnostica per l'arte Fabbri di Campogalliano di Modena, nei quali emergono occultati l'intero cognome dell'artista 'Bordono' o 'Bordonus' e un espressivo volto maschile lungo il bordo a destra.  A seguire: il marchio "45BP", reca collegato anche un volto al suo interno. Due significative immagini del solo, esclusivo visibile seguono alla fine: l'una mostra la data 1545 semi celata e chiaramente visibile nello scuro del capezzolo sinistro della dea e le lettere 'BP' apposte nel capezzolo destro, l'altra immagine mostra due volti tra loro concatenati, occultati dal Bordon nella forma della roccia sullo sfondo a destra, un labile volto femminile è occultato ai piedi delle montagne sullo sfondo. Il dipinto è pregno di scrittura e di figure sapientemente occultate. Al termine, la conferma della datazione del dipinto viene ora colta nell'esclusivo visibile in basso a destra, tra gli scuri presenti nel prato verde; segue la ricostruzione della firma ufficiale dell'opera, possibile oggi con questi innovativi studi e ricerche: il dipinto fu firmato ufficialmente dal Bordon, traccia della firma è presente infatti in basso a destra. La Venere fu il dipinto che permise, nell'anno 2003-2004, durante il restauro, la scoperta della scrittura e delle figure celate. Paris Bordon come Giorgione e Leonardo cela volti e altro nella foma delle rocce presenti nei suoi lavori.