Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci
" Pastore nell'atto di tosare una pecora ", 1508.

Recentemente sono stato incaricato ad analizzare ed evidenziare le scritte celate presenti in un importante dipinto di epoca rinascimentale. Il dipinto rappresenta un pastore in primo piano nell'atto di tosare una pecora, alle sue spalle sullo sfondo vi è un paesaggio collinare con architetture, due figure e un gruppetto di pecore sulla destra, sulla sinistra una figuretta piegata di schiena che pare essere una lavandaia. La tela, che misura cm. 73,8x58, pur essendo integra, senza alcuna caduta di materia originale presenta all'ultravioletto, nella figura e nel paesaggio, pochi ritocchi pittorici,tra cui un rinforzo del colore nero agli occhi del pastore. Il dipinto ha probabilmente subìto in epoche precedenti delle puliture non testate, tali per cui risulta essere impoverito nelle velature e nelle lacche. L'opera si presenta con il cielo totalmente ridipinto, cosa alquanto curiosa è il fatto che la ridipintura è stata eseguita con la tela entro la cornice, lasciando quindi lungo i bordi il colore originale, oggi ben visibile, (tale ridipintura, rende il cielo privo della preziosa luminosità e profondità che il Maestro era solito apporre nei suoi dipinti). L'impoverimento delle velature, ha fatto sì che gli incarnati dell'anziano pastore appaiono oggi con colori meno ricchi e rosati degli originali, evidenziando la sottostante preparazione atta a ricevere in seguito le preziose velature che venivano apposte nel finale di un' opera, arricchendo così il dipinto nel colore, ma anche nella morbidezza dei toni, migliorando i volumi stessi dell'opera.
( La mano destra che poggia sopra la lana della pecora, pur essendo del tutto originale, ne è un chiaro esempio: priva delle preziose velature, appare indubbiamente indurita, non consona alla qualità che solitamente ci ha abituato nelle opere meglio conservate, il Maestro).
Ad una comparazione tra questa ed altre opere di Leonardo da Vinci, chiare appaiono alcune affinità pittoriche nell'esecuzione dei riccioli della lana della pecora con i riccioli dei capelli del: "San Giovanni Battista conservato presso il Louvre e con i capelli della Madonna nel dipinto: "Madonna con Bambino, San Giovannino e un Angelo, (La Vergine delle rocce), anch'esso conservato presso il Louvre.
Premesso ciò, dallo studio delle molteplici scritte celate emerse praticamente nell'intera superficie del dipinto, è risultato che lo stesso è opera certa e autografa di Leonardo da Vinci, eseguita nell'anno 1508.
Nei riccioli della lana della pecora, sono state celate da Leonardo svariate date 1508, molte lettere "L", iniziali del nome "Leonardus", che compare quasi per intero tra i riccioli della lana dell'animale a dipinto ruotato di 180°. Anche il nome "Vinci" appare spesso durante gli studi, in formato più piccolo e più grande, non evidenziato per difficoltà tecniche, in quanto apposto spesso tra le scritte sovrapposte una sull'altra. Alcune grandi lettere "L" apparse nel capo del pastore, fanno pensare ad un probabile autoritratto dell'artista, vista anche la straordinaria somiglianza con il volto sinora conosciuto di Leonardo da Vinci. Se così fosse, il pastore rappresentato sarebbe l'unico autoritratto dell'artista oggi esistente, eseguito su tela ad olio.
Dagli studi delle scritte celate nell'opera è emerso chiaramente, il fatto che Leonardo fosse ambidestro e non solo mancino. Più date ed iniziali del suo nome sono state infatti da lui apposte da destra verso sinistra, ma anche da sinistra verso destra, come ho già ravvisato anche in precedenza nello studio sulla Gioconda.
La moltitudine di documenti scientifici che attestano le preziose scritte celate emerse, da me ricavati durante lo studio di questo inedito ed importantissimo dipinto, sono tutti raggruppati in un prezioso dossier, qui di seguito pubblicato.
La preziosa scoperta e lo studio delle scritte celate ha reso possibile il riconoscimento e la messa in luce dell'opera, che come il celeberrimo dipinto,"La dama dell'ermellino", emerso in un mercatino di Parigi oltre un secolo fa, compare oggi dall'anonimato come tante altre opere importanti inserite nel volume di prossima uscita.
Purtroppo lo stato di conservazione del dipinto risulta essere non del tutto ottimale, probabilmente in questo, il fatto che sinora non sia stato riconosciuto ufficialmente, se non scientificamente, come ora sta succedendo grazie alla scoperta delle scritte celate nei dipinti di ogni epoca.( Osservando il volto del pastore,è possibile cogliere ad occhio nudo, verticale il grande numero 8, facente parte di una grande data 1508 apposta da destra verso sinistra).
Dell'opera non si conosce il suo trascorso, compare oggi in una collezione privata, manca della cornice originale, abbisogna della pulitura e di un eventuale restauro; è stata eseguita con colore ad olio su una tela con trama a spina di pesce che risulta essere reintelata in epoca non recente.
La scoperta di questo sontuoso ed importante dipinto conforta parecchio gli studi sinora fatti sulle scritte celate, rappresenta, nel grande amore per l'arte, tutto il meritato orgoglio ed il compiacimento di poter annoverare nell'opera del grande Maestro, una pagina smarrita del suo operato. L'opera viene pubblicata per come è apparsa, abbisogna della pulitura e dell'eventuale restauro. E' presente in alto a sinistra, visibile nella foto, la prova testata della pulitura del cielo, che risulta essere più chiaro rispetto la ridipintura.

02 del mese di Agosto 2011
Luciano Buso