La Presentazione Ufficiale

Il giorno 05 marzo 2011, è stata ufficialmente presentata l'anteprima del volume curato da Luciano Buso: " Firme e date celate nei dipinti da Giotto ai tempi nostri ". L'evento è stato ospitato nella sontuosa villa "Eger" di Riese Pio X, con presentazione dei sindaci: Franco Berton, Gianluigi Contarin e Massimo Tondi. La grande affluenza di pubblico, praticamente il tutto pieno, ha dimostrato il grande interesse per questa scoperta straordinaria che, inevitabilmente, andrà a sconvolgere la storia dell'arte in generale. Lo studioso, Luciano Buso, ha spiegato e dimostrato concretamente con immagini, come è avvenuta la scoperta e a cosa hanno portato sinora , gli innumerevoli studi da lui svolti sull'argomento. Viene qui presentato l'intero discorso tenuto dallo studioso.

Discorso tenuto da Luciano Buso durante la presentazione dell'anteprima del volume "Firme e date celate nei dipinti da Giotto ai tempi nostri "

Signore e signori, buonasera.

Ringrazio sentitamente il comune di Riese Pio X, nella figura del primo cittadino, il sindaco Gianluigi Contarin, per aver avvallato e ospitato in questa sontuosa e preziosa sede, la presentazione del volume. Ringrazio altresì il primo cittadino, sindaco del comune di Fonte, dottor Massimo Tondi, che da tempo mi sopporta con la mia scuola di pittura, e mi sorregge nei miei studi scientifici. Un particolare, profondo e sentito ringraziamento, da parte mia, all'amico professore Franco Berton, uomo di cultura, poeta, ex assessore alla cultura e ex sindaco del comune di Fonte, con cui trattengo uno stretto rapporto ventennale, basato sulla reciproca stima e analisi della storia dell'arte. Molte mie mostre personali, sono state da lui presentate, tra le prime persone a me vicine nella scoperta delle scritte celate.
Ringrazio tutti voi per essere intervenuti questa sera, alla presentazione dell'anteprima del volume da me curato: "Firme e date celate nei dipinti da Giotto ai tempi nostri".
Molto ci sarebbe da dire sull'argomento, vista la sua complessità, vedo in qualche modo di sintetizzare il significato di questa mia importante scoperta.
Il volume è dedicato alla figura del professor Stefano Fugazza, ex direttore del Museo Oddi Ricci di Piacenza, recentemente scomparso,che ho avuto l'onore di conoscere nell'anno 2006, in occasione dei miei primi studi sulle scritte celate presenti nel piccolo capolavoro di Federico Zandomeneghi: "ritratto della Nenè" del 1882.
Una figura, quella di Stefano Fugazza, che a prescindere le grandi qualità di storico, profondo conoscitore ed amante della storia dell'arte, era sopratutto persona di grande umanità, sensibilità ed umiltà. Non a caso quindi ha lasciato in me un profondo segno di stima, tale per cui decido di dedicargli interamente la stravolgente scoperta.
Ciò premesso, tento ora, di spiegarvi come è avvenuta questa scoperta e, a cosa ha portato perlomeno sino ad oggi.
Nell'anno 2002-2003, ebbi l'onore di restaurare un dipinto di Paris Bordon, nato aTreviso nel1500 e morto a Venezia nel 1571, "Venere sdraiata in un paesaggio", che qui potete vedere riprodotta nella grande fotografia.
Il restauro,vista l'importanza storico-culturale dell'opera, avvenne in più tempi e in più riprese. Più tardi, nell'anno 2005, a restauro ormai ultimato da tempo, portai l'opera all'aperto in giardino, per verificare se la verniciatura finale era stata eseguita in forma omogenea.
Fu in quell'occasione che mi accorsi della presenza di scrittura celata ovunque nel dipinto, tra le retrostanti piante del paesaggio e sul tronco del melo, alle spalle della dea.
Stupito ed incredulo, chiamai al telefono l'amico e maestro Renzo Zamattia di Montebelluna, che prontamente mi raggiunse per vedere la cosa.
Ambedue, davanti all'opera vedevamo quello che nella realtà appariva, scrittura ricciolata ovunque.
Devo a questo punto fare una premessa: nella rassegna stampa, avvenuta il 30 gennaio scorso, mi si è descritto erroneamente come un restauratore, poichè durante le interviste che si susseguirono parlai di questa esperienza, di questo importante restauro.
In realtà, sono modestamente, solo un pittore che in qualche raro caso, si cimenta nella pratica del restauro, prerogativa questa, di molti artisti del passato ma, anche del presente.
Ritornando quindi alla scoperta, da quel momento, mi chiesi se quello della Venere di Bordon fosse stato solo un caso isolato, oppure una maniera, un metodo, usato anche da altri artisti.
Non mi restava che verificarlo in altre opere.
Avendo sottomano un sontuoso dipinto, di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, " S. Giovanni Battista in paesaggio", mi misi a studiarlo, ad osservarlo attentamente, sino a notare che anche in questo dipinto vi era presente la medesima situazione di quello di Bordon.
Analizzai allora, altre due opere dell'800 di Federico Zandomeneghi, "ritratto della Nenè del 1882", e, "Ragazza allo specchio del 1885".
Con mio grande stupore, ebbi a verificare che anche queste due opere, eseguite oltre tre secoli dopo, recavano nella loro superficie pittorica, la presenza di scritte celate.
Non ebbi più dubbi, compresi che questa era una abitudine usata dagli artisti nelle varie epoche, per tutelare il loro operato.
Proprio come fanno oggi le aziende di tutto il mondo, che usano i loro marchi a tutela del loro nome e dei loro prodotti, come fanno anche i fotografi internazionali, che usano apporre sotto forma di pixel ristrettissimi i loro marchi, i loro nomi nella superficie delle loro fotografie, visibili solo con una particolare chiave di lettura a computer. Le foto anche se fortemente ingrandite, non mostrano questi marchi.
Di certo, la forma usata dagli artisti da me studiati, è una forma alquanto arcaica se vogliamo, ma non meno complessa, in quanto le scritte sono eseguite a mano nel film pittorico che descrive la scena di un'opera, sia essa ritratto, paesaggio, natura morta antica o moderna, negli olii, nelle sculture, nei disegni, nelle tempere o negli acquerelli; comunque in tutte le espressioni artistiche.
Cosa ancor più rilevante, è il fatto che le scritte venivano apposte anche nelle rosee carni della Venere di Bordon, o nei cieli chiari o tersi di un paesaggio.
Compresa questa reale situazione, decisi di depositare la scoperta con un preciso atto notarile, stilato presso lo studio del notaio dottor Francesco Imparato di Asolo.
Decisi di iniziare da subito gli studi, iniziando con le opere del grande Giotto, che puntualmente non si discosta dagli altri artisti che lo hanno seguito nel praticare con ossessività, le scritte celate nei suoi lavori.
Nasce così, con lo studio primario sulle opere di Giotto, anche l'idea di fissare concretamente la scoperta, in un volume che oggi viene presentato nella sua anteprima.
Da alcuni anni infatti lavoro alla realizzazione di un più completo volume, dove al suo interno sono delineate una moltitudine di opere, a partire dalla fine del tredicesimo secolo e via via, sino ai tempi nostri.
Da allora i miei studi si sono intensificati, permettendomi di scoprire secolo dopo secolo, compreso tutto il novecento, in dipinti di autori maggiori e minori, la presenza di questa scrittura criptata, di questi marchi indelebili, impressi nel film pittorico di ogni opera, che altro non sono che la precisa volontà per ogni autore, di stabilire che l'opera è nata dalla sua mano, dal suo genio.
Nelle rare firme ufficiali, che si possono vedere nei dipinti antichi in basso a destra o a sinistra dell'opera, quasi sempre appare dopo il nome dell'autore, la parola fecit.
Ebbene, quel fecit, altro non è che la precisa affermazione, "io ho fatto", l'opera nasce dalla mia mano, dalla mia persona.
Un esempio tangibile lo mostra chiaramente il dipinto da me studiato di Iacopo Negretti detto Palma il Giovane, "S: Giovanni Battista in paesaggio", dipinto che reca in basso a sinistra sulla roccia, la scritta: "Jacobus Palma fecit".
In questa parola fecit, possiamo capire quanto era forte la volontà di ogni autore, nell'affermare l'appartenenza del dipinto alla propria mano.
Ci si domanda quindi, come mai moltissime opere antiche siano prive della firma ufficiale? Ebbene la risposta la troviamo nelle molteplici scritte celate da ogni autore nei propri dipinti.
Non vi era certo bisogno di apporne solo una, visto che l'opera ne era pregna.
D'altronde basti anche pensare a quanti dipinti appaiono oggi, come in passato, con la firma ufficiale abrasa o semiabrasa.
I pittori, consci di questo, poichè erano perfettamente a conoscenza del degrado nel tempo delle opere d'arte, si tutelavano immettendo una moltitudine di firme e date celate nei loro lavori, persino a dipinto capovolto.
In alcuni dipinti malmessi, malconservati, apparsi magari dalle soffitte di vecchie case dismesse, con delle grosse mancanze provocate dai topi, è oggi possibile stabilire l'autore che lo ha eseguito e la data di esecuzione, questo, in virtù della miriade di scritte criptate presenti nel dipinto, sarà quindi sufficiente studiare un solo, piccolo angolo che si sia ben conservato.
In questo modo, si sono potute mettere in luce opere di inaudita importanza storico-culturale.
Opere sopite nell'anonimato, proprio come avvenne cento anni or sono per uno dei dipinti più belli di Leonardo da Vinci: "La dama dell'ermellino", che ai primi del novecento giaceva in forma anonima, a terra tra la polvere, in un mercatino alla periferia di Parigi.
I marchi, le firme e le date celate, sono state apposte dagli autori nei vari secoli, anche per un altro preciso motivo.
La spiegazione la possiamo trovare nella vicenda dell'amorino scolpito da Michelangelo Buonarroti, che ebbe a sotterrare questa sua scultura per salvarla dall'ira del Savonarola, che ordinò di bruciare tutte le opere che rappresentavano la vanità.
Più tardi, passato il pericolo, la scultura venne dissotterrata, e a nulla valsero i ripetuti lavaggi, poichè la stessa acquisì una patina dovuta alla permanenza e al contatto con la terra.
Proprio per questo, un mercante d'arte decise di acquistarla per trenta ducati, e più tardi rivenderla ad un cardinale romano per cento ducati, quale reperto antico di epoca romana.
La cosa fu smascherata direttamente dallo stesso Michelangelo, quando più tardi recatosi a Roma, si trovò innanzi alla sua opera.
Questa vicenda la dice lunga nel commercio delle opere d'arte, anche allora come oggi vi erano le truffe, gli inganni ed i falsi, viene facile quindi, la deduzione che anche per questi motivi si sia praticata nei secoli, l'immissione di queste scritte nascoste.
Oggi, possiamo stabilire con certezza, grazie alla scoperta scientifica, la vera entità di ogni opera, molte opere nei secoli sono state erroneamente attribuite a mani che non erano del loro legittimo autore, un chiaro esempio, ci viene dal celeberrimo dipinto di Giorgione: "Concerto Campestre", un tempo di Giorgione, poi dei Giorgioneschi, in seguito di Palma il Vecchio e dal 1927 attribuito dal Longhi alla mano dell'allievo Tiziano, oggi visitabile presso il museo del Louvre, quale opera di Tiziano Vecelius.
In realtà, l'opera è stata eseguita da Giorgione, poichè dai miei studi, le molteplici scritte celate presenti nel dipinto, sono del tutto identiche per grafia a quelle presenti nelle altre opere da me studiate e pubblicate di questo autore, che si sigla: "GZB", GIORGIONE, ZORZO, BARBARELLA, permettendoci così, di dipanare una volta per tutte, che era effettivamente membro della famiglia Barbarella.
Non solo, non da meno sono le datazioni errate sinora suggerite, di opere collocate anche in importanti musei, che svolgono un ruolo importante nella nostra storia dell'arte, datazioni che molto spesso non concordano con quelle apparse in forma criptata, nelle opere durante i miei studi.
Cito ad esempio, l'affresco di Giotto: "Esaù respinto da Isacco", in giacenza presso la Basilica superiore ad Assisi.
La datazione sinora suggerita al 1291-95, non concorda con quella apposta in forma celata dallo stesso autore, che è in realtà il 1315.
Oppure, altre opere non meno importanti, quali: "l'estasi di Santa Cecilia", di Raffaello Sanzio, in giacenza presso la Pinacoteca nazionale a Bologna, con la datazione sinora suggerita al 1514-17 ma, che nella realtà, dai miei studi, chiara emerge la data celata dall'autore, 1505.
Queste e moltissime altre opere, possono oggi, in virtù della scienza, tramite le loro scritte celate, essere collocate dagli storici alle loro precise datazioni.
Tra le molte opere inedite, emerse dagli studi delle scritte celate, vengono da me segnalate una quindicina di tele, già studiate, di Gustav Klimt; eseguite negli anni della formazione, alcune di esse sono state eseguite a soli sedici anni, oppure, gli oltre venticinque dipinti inediti di Gino Rossi eseguiti tra gli anni, 1913 - 15 - 18 -34 - 38 - 44 e 45.
Alcuni di questi dipinti, eseguiti più tardi, durante il ricovero al manicomio di sant' Artemio a Treviso, nella fase involutiva, sono opere che non possono non suscitare nell'osservatore un senso di tenerezza, in quanto il pittore, ormai alla fine dei suoi giorni, dipinge in forma non più lucida "i suoi cari ricordi lagunari".
Ciò nonostante, appone anche in queste opere, le sue precise scritte celate, a testimonianza che i pittori un tempo, usavano gestire i loro pennelli, il loro colore, le loro pennellate, scrivendo, mentre componevano l'opera.
Tutte queste opere, nonostante le loro diverse provenienze, recano la stessa grafia.
Ancora più importanti sono le opere inedite, di Raffaello Sanzio, emerse dallo studio delle loro scritte criptate: " Madonna della panca del 1508" -" S. Giuseppe e Bambino Gesù " eseguito su vetro nel 1508, o l'ancor più unica "scultura lignea", ricavata in midollo di noce, del 1507, dove viene rappresentato "Papa Giulio II con la Tiara appoggiata a terra, vicino ai piedi.
Opere, di inaudito valore storico-culturale, che emergono dall'ombra, dall'anonimato, proprio come la storia insegna e tramanda, grazie agli studi scientifici delle loro scritte nascoste. Qualcuno ha mosso delle perplessità, dei dubbi, peraltro da me compresi, vista la sconvolgente scoperta, a riguardo della totale scritta "Sanzio", da me rilevata nella sontuosa tavola inedita del 1508: "Madonna della panca", eseguita da Raffaello Sanzio.
In realtà, la scritta, che appare anche pubblicata nel prelievo vergine con particolari condizioni di luce, è del tutto originale e parte integrante della materia che compone il dipinto stesso. Aggiungo oltretutto, il fatto che se i pittori avessero posto le loro scritte ben visibili da chiunque, nei loro dipinti, senza ombra di dubbio, avrebbero rovinato ogni opera eseguita.
Ogni autore possiede la sua precisa calligrafia, che viene confrontata laddove compaiano fortunatamente più opere, i vari modi di celatura delle scritte, denotano le varie personalità; per esempio: Raffaello Sanzio usa spesso, se non sempre, apporre le iniziali del suo nome e cognome " S R ", tra i capelli dei personaggi ritratti.
Paris Bordon, usa apporre con velatura nel 500, il nome Paris a tutto quadro, esattamente come Gustav Klimt oltre tre secoli dopo appone il suo nome con velatura a tutto quadro.
Leonardo da Vinci, compone nella Gioconda, intere righe di date, sempre da sinistra verso destra, una a seguire l'altra, sfruttando l'ultimo numero per iniziare la data che segue. Viene quindi sfatata la credenza che questo autore scrivesse unicamente da destra verso sinistra, e fosse solo mancino!
Comunico a proposito del dipinto della Gioconda, che, all'indomani dell'ampia rassegna stampa apparsa il 30 gennaio 2011, riguardante la sconvolgente scoperta da me fatta, il LOUVRE ha accettato e riconosciuto i documenti scientifici che ho loro trasmesso, e che ora sono stati addossati al celeberrimo dipinto, nel suo storico dossier.
Federico Zandomeneghi, ossessivo come tanti altri, usava scrivere nei suoi dipinti anche il luogo dell'esecuzione, oltre il nome del personaggio che ritraeva, cito a proposito le due opere da me studiate, qui presenti nelle fotografie: "ritratto della Nenè" e "ragazza allo specchio", che andremo in seguito a vedere insieme nella proiezione dei loro documenti scientifici.
Ciò, che ho potuto ravvisare maggiormente nei miei lunghi ed interminabili studi, è il fatto che, in antichità, gli autori, usavano sfruttare le forme presenti nell'opera per comporre le loro scritte criptate, mentre più avanti, nel 900, in autori quali Emilio Vedova o Max Ernst ed altri, certune scritte semicelate sono apposte, quale grafica costruttiva del soggetto stesso.
Lo studio, la scoperta scientifica, ha permesso di riassegnare l'opera: "Interno di fabbica", all'autore legittimo che la eseguì nel 1945, Emilio Vedova.
Opera che per motivi politici il pittore ebbe a disconoscere, visto che non riuscì a bruciare, come altre opere, nel momento stesso che decise di interrompere il suo rapporto con una certa classe politica.
E' sufficiente aprire, scorrere qualsiasi volume che lo rappresenti, per scorgere tra la grafica costruttiva di molte sue opere, i suoi marchi, le sue scritte, che appaiono in forma semicelata e visibili quindi da chiunque anche ad occhio nudo.
Durante lo studio delle scritte celate nelle opere, ho potuto ravvisare anche la presenza di precisi contenuti esoterici, apposti in forma celata dai vari autori. Vale la pena di citarne alcuni che mi sembrano più significativi: nell'affresco di Giotto, "Esaù respinto da Isacco", del 1315, emerge in basso al centro, dove il lenzuolo rosso che avvolge le gambe di Gesù si raggruma sotto il sedere, un volto, una faccia che spunta dalle pieghe; il volto ha lo sguardo serio, è schiacciato dal corpo di Gesù e pare voler uscire dalle pieghe che lo imprigionano, allusione forse questa al male che viene imprigionato e schiacciato dalla forza del bene! Personalmente penso sia proprio questo il messaggio esoterico che Giotto ha voluto tramandarci.
Altro preciso messaggio esoterico, è presente nel dipinto di Giorgione: "Saturno in esilio", in giacenza presso la NATIONAL GALLERY di Londra, dove si può facilmente individuare nella forma della grande roccia a sinistra, la figura di un vecchio accovacciato che scruta con fare severo le sottostanti scene. E' verosimilmente rappresentata, la figura del Padre di tutti i Padri: DIO! Dalla fronte, si staglia nel vuoto, quindi nello spazio una pianta, forse allusione alla conoscenza e al dominio dello spazio celeste? Poco mi convince il titolo dell'opera,"Saturno in esilio", mi pare nulla abbia a che fare con la rappresentazione stessa del dipinto, anche perchè, ingrandendo la figura accovacciata di Dio, si intravede sull'orecchio una figura nell'atto di suggerire, col braccio destro portato all'altezza della bocca, forse il tramite della vita terrena?
Ho avuto modo in passato, di studiare a lungo il sacro libro della Bibbia e devo dire che la scena mi ricorda molto da vicino, "il nuovo regno di Dio sulla terra", dove Gesù sarà posto in trono quale vincitore sul male, con la corona di alloro sulla testa, per governare sul mondo, dove l'agnello convivrà con le fiere in un paesaggio che ricorda L'Eden. ( il Leopardo in basso a sinistra, non ha infatti, la posa di una fiera pericolosa ma, casomai, cosa questa voluta, una posa raccolta in segno di sottomissione). Quella pianta che esce dalla fronte di Dio, che si staglia nello spazio celeste, può voler dire che il sottostante Paradiso terrestre viene dominato dal pensiero, dalla conoscenza, dalla volontà e dalla mente del Padre.
Questo, ed altri dipinti di Giorgione, recano dei precisi messaggi esoterici non del tutto sinora compresi, che grazie alla ricerca delle loro scritte nascoste, si son potuti comprendere.
Altro dipinto che merita attenzione nei suoi messaggi prettamente esoterici è: "IL Dramma del Golgota", eseguito nel 1918 da Gino Rossi.
Il dipinto, per quanto mi riguarda, risulta essere un vero capolavoro di questo artista dalla travagliata, vita trascorsa nella sofferenza di una malattia mentale che lo portò in seguito al ricovero in un manicomio, dove morì nel 1947.
Il dipinto descrive con formelle, la cruda scena della crocefissione di Cristo nel Golgota. Capovolgendolo di 180° compaiono più scene celate, ed in chiave prettamente esoterica, inquietanti se vogliamo ma, ognuna con il suo preciso messaggio! Mi riesce difficoltoso descrivere la cosa, in quanto complessa e suggestiva, al punto che preferisco commentarla insieme a voi direttamente davanti alle immagini.
( Lo studioso, mostra in proiezione, le immagini esoteriche emerse dal dipinto capovolto di 180°.
Si notano chiaramente una serie di figure a dir poco sconvolgenti che rappresentano alcune fiere nell'atto di ingoiare un essere umano, un guerriero nell'atto di colpire con la spada in mano, il volto di Cristo sovrapposto alla faccia di una belva con la bocca aperta, altre crocefissioni con ai piedi pie donne e persone che si attaccano con le braccia al corpo di Gesù in croce).
Tutto ciò, è ampiamente descritto e documentato, nel più ampio volume da me curato che ormai volge al termine, e che spero poter editare già entro la fine di questo anno.
Vorrei fare una precisazione che reputo alquanto importante: una scritta, una data eseguita da Leonardo, da Raffaello, da Giotto, da Giorgione, da Tiziano e tanti altri autori antichi, non è, assolutamente credibile se non appare nella sua grafia, ricciolata, se eseguita in forma per così dire fredda e moderna.
Vado a fare alcuni esempi grafici direttamente sulla lavagna, ( viene dimostrato concretamente il numero "72", come in realtà lo avrebbero scritto in forma ricciolata Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio o Giorgione).
Devo tuttavia asserire, che la scrittura ricciolata è stata eseguita sino addentro il primo 900. I nostri nonni infatti, usavano scrivere proprio con questa forma.
Mio padre stesso, che ha ormai raggiunto l'età dei novant'anni, qui presente in sala, scrive ancora con una calligrafia mista tra antico e moderno.
Tutto ciò premesso, auspico ora, l'intervento degli storici nel prendere atto di questa importante scoperta e quindi rivedere con luce scientifica le varie datazioni e attribuzioni errate, fatte in passato, senza l'apporto della scienza, che come tutti sappiamo, oggi ci sorregge ovunque nel nostro quotidiano vivere.
Dal canto mio, visto che non mi ritengo assolutamente uno storico, ma casomai uno studioso, continuerò la mia strada nella ricerca, nello studiare le opere d'arte di ogni secolo, ripromettendomi casomai di analizzare il Sacro lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo, visto che nel recente, sempre più si sente dire essere pregno di scritte celate o addirittura eseguito dal grande Leonardo da Vinci.
Per finire, porgo sentitamente le mie scuse, per aver svelato questo segreto a tutti gli artisti passati e presenti, che tacitamente hanno tramandato di bottega in bottega questa usanza nei secoli. In sala, abbiamo oltretutto la fortuna di ospitare il professore Angelo Gatto, ultimo dei pittori per così dire romantici, classe 1922, che proprio recentemente ha confermato, la pratica delle scritte celate a Venezia, quando in gioventù vi studiava pittura all'accademia.
Proprio per questo, mi sono ripromesso di non svelare mai la tecnica con cui si appongono le scritte nascoste, soprattutto per non consegnarla tra le mani dei falsari o mercanti d'arte non rispettosi della nostra preziosa storia dell'arte.
Da alcuni anni, anche nei miei dipinti, sono inserite le scritte celate.
A tutti, una buona e serena visione di questa anteprima del volume, "firme e date celate nei dipinti da Giotto ai tempi nostri", che rappresenta in una nuova ottica, una nuova frontiera nella osservazione delle opere d'arte in genere.
Andiamo ora a visionare concretamente, alcuni documenti scientifici estrapolati dal volume.( Luciano Buso, mostra tramite proiezione, le scritte celate in alcuni dipinti di Giotto, Leonardo da Vinci, Giorgione, Raffaello Sanzio, Paris Bordon, Federico Zandomeneghi e Gustav Klimt).

Sabato 05 marzo 2011
Luciano Buso