Gino Rossi - Vecchia contadina

GINO ROSSI - “VECCHIA CONTADINA” 1913 . (Nuovo studio, un dipinto compromesso).

Terminato il grande volume su Giorgione, viene da me oggi apportato un più approfondito studio e analisi  all’opera “Vecchia contadina”.
Più parti dell’opera mostrano una sovrapposizione di colore non originale, nel quale, non emergono le patine solitamente da me ravvisate durante gli innumerevoli studi scientifici apportati negli storici dipinti di Gino Rossi nei musei e nelle collezioni private. Questo, indica chiaramente un successivo intervento da parte di chi ha inteso immettere illegalmente nel mercato dell’arte un’originale dipinto di Gino Rossi del 1913 mai concluso dal noto artista. Storpiato da un pessimo intervento, che ha in parte ricalcato le originali forme e colore, il dipinto mostra due distinte mani, due distinte colorazioni nella sua attuale facciata, (si veda grande foto dell’opera, nella quale chiari emergono questi dati).
L’opera o l’abbozzo originale della stessa, nacque nell’anno 1913, in questi periodi Gino Rossi era con la sua famiglia a Ciano del Montello e, proprio di quella zona pare essere la vecchia contadina rappresentata: il fazzoletto scuro che le cinge i capelli, la sua straordinaria semplicità, lo sguardo, il suo semplice vestiario ed il paesaggio retrostante chiaramente lo indicano. Gino Rossi era solito non terminare molti dei suoi dipinti, alcuni dei quali venivano da lui addirittura distrutti, la sua verve pittorica, nonché il suo stato d’animo, il suo cervello, la sua mano, che sempre eseguiva in modo immediato, irripetibile da alcuno, venivano sollecitati a tal punto, durante l’esecuzione di un’opera, che la stessa rimanesse tale, sia fosse terminata o non. E, proprio in questo storico dato vi è la chiarezza, la legalità e illegalità all’interno di quest’opera. Nota è la vicenda dei più dipinti originali mai terminati da Rossi, lasciati vaganti dopo la sua morte, avvenuta nel manicomio di Treviso nell’anno 1947. Nota e storica è anche, purtroppo, la vicenda che una buona parte di questi dipinti siano stati in seguito terminati illegalmente da uno sprovveduto nugolo di commercianti e artisti con l’unico intento di immettere nel mercato dell’arte altre opere finite di Rossi. E, proprio in questo contesto si inserisce l’opera “Vecchia contadina”, da me inizialmente attribuita, con un certo entusiasmo, al noto artista per le svariate scritte e figure originali emerse occultate nei particolari non ridipinti. Oggi, ad un riesame del dipinto, emergono chiare le zone recanti la non originale materia pittorica, la quale è facilmente visibile in quanto mostra un colore senza vita, senza epoca, troppo pulito e, oserei dire anche senza qualità, tale per cui l’opera appaia compromessa e danneggiata…meglio un dipinto non terminato che un dipinto maldestramente e illegalmente terminato!!!
Il cielo mostra l’iniziale colore azzurrino sottostante l’attuale colore chiaro, reso con pennellate che non appartengono all’artista; una parte del viso e del collo della contadina mostrano, nonostante l’affannosa ricerca di una pennellata materica, ‘di getto’, che tende a ripercorrere il ‘gesto fenomenico’ più conosciuto dell’artista morto in manicomio, lo storpiamento delle misure e proporzioni del collo e dello stesso viso, danneggiandone inevitabilmente la qualità. Un intervento maldestro, fatto da chi, non capace, ha inteso rendere un autentico dipinto non terminato di Gino Rossi, un’opera finita da inserire illegalmente nel mercato dell’arte. Ricalcati, in quanto chiaramente già esistenti, i lineamenti del viso della donna, abbozzati e non più terminati da Rossi nel 1913, mostrano le loro parti originali soprattutto negli occhi, dove in quello sinistro chiara emerge un’antica mancanza e la parte superiore della fronte. Il naso e la bocca, come  si nota nella grande foto dell’opera qui inserita, seguono quanto abbozzato in precedenza dal noto artista, pertanto anche la forma della bocca della donna, nella quale Rossi aveva previsto, abbozzandola, alloggiasse la parte superiore della grande lettera “R”, iniziale della grande scritta semi celata “Rossi” che si protrae sino alla  spalla della donna, risulta ancora visibile nonostante la sovrapposizione del nuovo colore. Sicuramente le parti in colore nero, blu e verde, mostrano un’antica vita assieme ad altre minori parti. Osservando anche le piante verdi sullo sfondo del paesaggio, chiaramente si nota che quelle di sinistra, dove Rossi ha inserito, ruotando l’opera di 90° in senso antiorario, la data “13”, sono in parte originali, mentre quelle a destra hanno subìto una sovrapposizione di colore non originale, nel quale sottostanti si mostrano oggi le scritte occultate; le zone a destra e a sinistra del viso della donna ritratta, che rappresentano il prato aranciato, sono state forzate da un colore sfacciato, senza alcuna vita, assolutamente piatto e non originale. Nino Barbantini, rivolgendosi ai colori neri apposti da Rossi nelle sue opere, li descriveva quali sciabolate, paragonate ad un volo di rondine a bassa quota, in questo, la legale originalità e datazione dell’opera che, per quanto rimaneggiata, conserva in molte parti i caratteri più conosciuti dell’arte di Gino Rossi, mostrando, nelle originali parti scure le originali figure e le scritte celate d’abitudine da Rossi: molti volti di diverso formato, tra questi anche un volto che riporta al celeberrimo dipinto di Munch: “L’urlo", e le sue firme segrete. La firma in colore rosso, presente in basso a destra mi lascia alquanto perplesso: essa parrebbe essere stata apposta durante il rimaneggiamento dell’opera; diversamente, il consueto marchio semi celato in piccolo formato in basso a sinistra nel colore nero: “1913GR”, è originale in quanto apposto segretamente da Rossi nell’originale colore nero.
Nel mio entusiasmo iniziale per aver scoperto questo inedito dipinto, per averlo allora avvallato, pubblicandolo nel sito con una certa enfasi, da quanto in esso emerse al tempo occultato nell’originale superficie pittorica, il più approfondito studio ora che meglio pone in luce verità anche a me in precedenza sconosciute.


La nuova scheda oggi apportata all’opera che meglio ne attesta l’originalità e la sua manomissione in epoche successive.

1)  LA TOTALE RICOPERTURA DEL CIELO CON UN COLORE PIU’ CHIARO CHE NON MOSTRA ALCUN VISSUTO: PERCEPIBILE  OVUNQUE AL DI SOTTO, E’        L’ORIGINALE COLORE AZZURRO CHIARO.
2)  LE PIANTE VERDI, PRESENTI SULLO SFONDO A DESTRA E A SINISTRA DEL CAPO DELLA FIGURA, SONO STATE MANOMESSE. IN QUELLE A SINISTRA SI INTRAVEDONO GLI ORIGINALI DATI OCCULTATI AL TEMPO DA GINO ROSSI.
3)  IL COPRICAPO DELLA DONNA,  IN COLORE BLU, E’ STATO IN  PIU‘ PARTI MANOMESSO, IN ALCUNE PARTI SI NOTANO GLI ORIGINALI DATI AL TEMPO OCCULTATI DALL’ARTISTA, IN ALTRE PARTI SI MOSTRA UN COLORE PRIVO DI  ALCUNA EPOCA.
4)  IL VISO DELLA DONNA RITRATTA E’ STATO IN GRAN PARTE RIFATTO, RIPERCORSO CON UN COLORE VICINO ALL’ORIGINALE, MA PRIVO DI  ALCUNA EPOCA. LA PARTE SUPERIORE: OCCHI E FRONTE, MOSTRANO UN COLORE PIU’ ANTICO; L’OCCHIO SINISTRO, OSSERVANDO LA DONNA, EVIDENZIA UN’ANTICA, ORIGINALE MANCANZA. GLI OCCHI SONO ORIGINALI.
5)  TRA LA BOCCA ED IL MENTO, LADDOVE COMPARE SEMI CELATA LA GRANDE SCRITTA “ROSSI” IN OBLIQUO, CHIARA EMERGE UNA STESURA DI COLORE SENZA ALCUN VISSUTO, CHE RICALCA LE ORIGINALI FORME ABBOZZATE E NON DEL TUTTO TERMINATE  DALL’ARTISTA.
6)  LE PARTI IN COLORE ARANCIATO, DEL CAMPO A SINISTRA E A DESTRA DEL VISO DELLA DONNA, SONO TOTALMENTE RIFATTE, LABILI COMPAIONO GLI ORIGINALI, SOTTOSTANTI DATI OCCULTI, IMMESSI DALL’ARTISTA AL TEMPO DELL’ESECUZIONE DELL’OPERA.
7)  DEL TUTTO ORIGINALI APPAIONO INVECE GLI SCURI, I NERI, SOLITAMENTE USATI DA ROSSI IN OGNI OPERA, NEI QUALI CHIARE COMPAIONO SIA LE SCRITTE CHE  I VOLTI DA LUI NASCOSTI D’ABITUDINE, TRA QUESTI ANCHE UN VOLTO CHE RIPORTA AL CELEBERRIMO DIPINTO ‘L’URLO" DI MUNCH .
8)  NELLE ZONE VERDI, PRESENTI IN BASSO DELL’OPERA, EMERGONO IN RILIEVO I SOTTOSTANTI ORIGINALI DATI SOLITAMENTE PRESENTI IN OGNI OPERA DI GINO ROSSI, LASCIANDO PRESAGIRE CHE ANCHE QUESTO COLORE SIA STATO IN PARTE MANIPOLATO.
9)  DELLA FIRMA IN BASSO A DESTRA, IN COLORE ROSSO, MI RIMETTO AGLI SPECIALISTI, CHE CON I DOVUTI STRUMENTI SCIENTIFICI NE STABILIRANNO CASOMAI L‘ORIGINALITA’. NON SONO SICURO DELLA SUA ORIGINALITA’.
10)  DIVERSAMENTE, NELLO SCURO IN BASSO A SINISTRA, DEL TUTTO ORIGINALE, EMERGE, COME SOLITAMENTE IN OGNI OPERA DI GINO ROSSI, IL MARCHIO, LA FIRMA UFFICIALE COMPOSTA DALLA DATA 1913 E DALLE INIZIALI DEL NOME E COGNOME DELL’ARTISTA: ‘1913GR’.

Per quanto mi riguarda segnalerò alle autorità preposte quanto emerso in questo nuovo studio dell’opera, scusandomi con i lettori per l’enfasi avuta in precedenza; sicuramente quest’opera è stata ideata ed abbozzata da Gino Rossi nel 1913, manomessa in seguito illegalmente per scopi di mercato, a dirlo sono le diverse età delle cromie presenti e i diversi modi esecutivi.