Gino Rossi l’ennesimo ritornello

Gino Rossi l’ennesimo ritornello.

A circa un mese e mezzo dal comunicato stampa sulla scoperta da me fatta dell’autoritratto di Gino Rossi del 1915, appare oggi, nella stampa locale, il solito ritornello raccontato dal solito professore, il quale suggerisce trattarsi di un falso dichiarando: “ L’AUTORITRATTO? UN FALSO: LE OPERE SONO CATALOGATE”, il catalogo generale di Gino Rossi è chiuso, le opere di questo artista sono circa 120, qualcuna si è nel frattempo aggiunta”.
La sua formazione e conoscenza nel campo dell’arte si ferma, ahimè, là dove la scienza nel frattempo si è evoluta. Grave è quindi il suo chiaro intento nel danneggiare pubblicamente l’opera e questi nuovi studi scientifici nel campo dell’arte i quali stanno per approdare in circa duemila università sparse nel mondo.
Le sue asserzioni si contrappongono quindi nettamente a quanto la scienza moderna, gli attuali studi scientifici in questa direzione chiaramente stabiliscono; cosa ancora peggiore egli incita le Fiamme Gialle a intervenire in quanto ritiene questo nuovo metodo e studi ridicoli, nemmeno degni di vaglio giuridico.
Da moltissimi anni le indagini diagnostiche di rito: JR,RX,UV, sono riconosciute nel mondo quale valido e inderogabile aiuto scientifico nel campo dell’arte, il loro apporto è indiscutibile, il sottoscritto se ne serve da moltissimi anni e, la loro validità va al di sopra di qualsiasi personale interpretazione e convinzione. Da queste indagini vengono stabiliti: l’età e qualità dei pigmenti, della tela e del telaio ligneo. l’esame Riflettografico (JR) è in grado di stabilire l’originalità della pittura e dei sottostanti strati del colore, l’esame all’Ultravioletto (UV) pone in luce i vari strati di vernice e i ritocchi pittorici recenti, non originali, non per ultimo l’esame ai raggi X, in grado di porre in luce persino i chiodi usati per fissare la tela al supporto ligneo oltre all’originalità degli strati profondi dell’opera.
Viene allora spontaneo chiedersi: è questa persona a conoscenza di tutto ciò visto quanto asserisce senza essersi minimamente mai avvicinato al dipinto? Ha egli studiato approfonditamente gli antichi pigmenti presenti in facciata nell'opera, la loro originale crettatura, la tela originale, il suo verso e non da meno il povero telaio ligneo privo dei tiranti per la tensione della tela? Con quali parametri asserisce essere il dipinto falso senza averlo mai visto o toccato da vicino e di persona?
Nel 1915 le opere di Gino Rossi non valevano che qualche lira in quanto gli accademici del tempo avevano rigettato e resa vana la sua arte, le molte lettere inviate da Rossi all'amico Nino Barbantini e ad altri, tutte pubblicate, chiaramente documentano questo. I falsi delle sue opere hanno fatto la loro comparsa solo dopo la sua morte avvenuta nel 1947 e, la tela da me scoperta non si riferisce certamente a quest’epoca: i pigmenti, l'originale loro crettatura, il verso della tela e tutto il resto parlano una lingua chiara e comprensibile ai molti, soprattutto alle indagini diagnostiche di rito!
Sicuramente con l’apparizione della firma ‘Rossi’ da me scoperta semi celata nella spalla dell’uomo, questo profondo conoscitore, quale si ritiene e si fa chiamare, non poteva in alcun modo parlare di altro autore, quindi più facile è stato per lui giudicare frettolosamente l’opera un falso! Questo è molto grave, come grave è l’averlo asserito pubblicamente danneggiando questo importante dipinto e gli studi da me svolti, oggi riconosciuti ovunque!
Astutamente egli non ha, in alcun modo menzionato nell’articolo stampa ora apparso, il busto in terracotta rappresentante Gino Rossi eseguito dall’amico Arturo Martini nel 1945, da me scoperto con il nuovo metodo e con gli innovativi studi scientifici in contemporanea al ritrovamento della preziosa, grande tela rappresentante l’autoritratto di Rossi, entrambi pubblicati in un precedente comunicato stampa. Per quanto io ne so egli ha potere di riconoscimento anche delle opere di Arturo Martini, il suo silenzio riguardo questo busto è dovuto forse all’inderogabile avvallo e riconoscimento avvenuto dall’unico amico ancora vivente dei due grandi artisti il Professore Angelo Gatto? O forse risiede nella straordinaria somiglianza di Gino Rossi con l'uomo ritratto da Martini nel busto in terracotta? Molte sono le spiegazioni che egli dovrà dare!
Alla fine della carrellata di foto è pubblicato un dipinto rinascimentale nel quale accecante è, semi celato tra le rocce al centro, un espressivo volto. Quest'ennesima comparsa smentisce quanto quest'esperto d'altri tempi da tempo racconta e pubblicamente predica: le opere di Gino Rossi sono pregne di figure e scritte celate, il volume 'Gino Rossi-Catalogo ragionato' da me fatto bene documenta questo! Per carità, non rendiamo l'attuale scienza ridicola!!!