Un'importante commemorazione

Un uomo italiano, un esempio da seguire.

Un anno è trascorso da quando mio padre Alberto mi ha tristemente lasciato, piegato non tanto dalla sua non giovane età bensì da cause di trascuratezza in quanto la sua  assoluta volontà di libertà, di lontananza dal mondo globalizzato, che nettamente si contrapponeva al suo essere libero cittadino delle montagne, dei boschi, della natura in genere tra Guia di Valdobbiadene, TV, e gran parte della zona della sinistra Piave, lo ha piegato, e lo ha piegato senza farlo cadere, con le gambe dritte, soprattutto con il rispetto che egli chiedeva e meritava. Bel carattere, amico dei molti è per me motivo di orgoglio, di stima ed esempio da seguire. Lo Stato e L'italia tutta gli devono riconoscenza poichè egli contribuì, con la sua giovane età, quella più bella, a formare l'attuale Bel Paese. Nel 1943, dopo aver percorso con dei commilitoni a piedi, senza cibo, (si nutrivano con la carne quasi putrida di tartaruga tenuta a lungo con uno spago nelle spalle), il tragitto che dai confini tra Italia e Jugoslavia li portò sino in Albania, dove fortunatamente a Valona si imbarcarono su una nave per l'Italia. Durante il tragitto la nave subì un  drammatico e ingiustificato bombardamento aereo...sangue ovunque, teste mozzate, gambe e braccia erano in ogni parte sul ponte, l'odore del sangue presente mai lo abbandonò per il resto della sua vita. Egli ebbe l'accortezza, in quel tragico momento, di mettersi in bocca, tenendolo stretto tra i denti, un pezzo di legno per non perderli, perchè non cadessero dalle deflagrazioni delle bombe; eppure quella nave, con tutti i morti a bordo, inclinata in quanto mezza sott'acqua, riuscì a trascinarsi sino alle coste di Brindisi...i pochi superstiti, totalmente nudi dalle fortissime deflagrazioni delle bombe, tra questi Buso Alberto, mio Padre, raggiunsero  seppur con difficoltà, la riva dell'amata Patria. Si nutrirono a lungo di fichi secchi raccolti nelle campagne. Un contadino dall'animo gentile, mosso da pietà, diede loro dei vestiti e li indirizzò verso una strada dove una colonna di militari di passaggio più tardi li raccolse. Nel frattempo in Veneto, e precisamente a Guia di Valdobbiadene, la mamma Amalia e la sorella Teresa, si dirigevano da una maga del posto per trovare conforto, per capire se il loro caro era ancora in vita... ben sette anni di peregrinaggio tra Jugoslavia, Albania e Italia lo tennero infatti lontano dai suoi cari, i due ultimi da lui trascorsi in una caserma a Lecce dove conobbe una bella morettina, quella che in seguito divenne mia madre Donata. Da lì fu mandato a Roma, in seguito a casa con i primi figli nati sul finire della guerra.
La neo famigliola arrivò nella stazione ferroviaria di Alano Fener da dove, con un carretto tirato da un cavallo, (il taxi di allora), si diresse alla volta di Guia di Valdobbiadene che distava circa una quindicina di Kilometri e.....

sicuramente quanto sotto scritto, trova solide fondamenta sull'indubbia umanità di questo essere, questo Grande uomo italiano, mio Genitore.



Laggiù in paese, appena sotto la chiesa, nel cimitero di Guia di Valdobbiadene è, dal 20 gennaio 2016, mio Padre Berto Signoret, colui che ha allevato sin da cucciolo, custodendolo amorevolmente e trattandolo come un cristiano, 'Yoghi', il cane lupo che qui indirizza dall'alto, assieme a mia figlia Nicole, lo sguardo verso di lui. Pare impossibile ma, in questo cane risiedono sentimenti e comportamenti che fanno pensare veramente a un cristiano. Una ricca, ricca eredità...sicuramente la più bella e vera sinora mai ricevuta!!!

Nelle due foto alla fine è rappresentato mio Padre a circa trent'anni e verso la fine dei suoi giorni...in quel cappello il suo riconoscersi quale italiano.