Presentazione Trattato scientifico

PRESENTAZIONE VOLUMI TRATTATO SCIENTIFICO
"DAGLI AFFRESCHI DI POMPEI AI TEMPI NOSTRI, FIRME, DATE E FIGURE ESOTERICHE CELATE NELLE OPERE D'ARTE"
A cura di Luciano Buso
sabato 1 marzo 2014- ore 17-
Sede comunale Villa Eger
Comune di Riese Pio X-
Provincia di Treviso.

LUCIANO BUSO E I RELATORI, RINGRAZIANO TUTTI COLORO CHE HANNO PARTECIPATO  ALLA CONFERENZA.
A BREVE SARA' DISPONIBILE IL VIDEO DELL'INTERA PRESENTAZIONE DEI VOLUMI.
VENGONO QUI INSERITE ALCUNE DELLE OLTRE CINQUANTA IMMAGINI VIDEO PROIETTATE DURANTE LA PRESENTAZIONE DEI VOLUMI.
LA SECONDA IMMAGINE DOCUMENTA: "L'ULTIMA CENA" DI LEONARDO DA VINCI - LA TERZA IMMAGINE DOCUMENTA LA SCULTURA LIGNEA DI RAFFAELLO SANZIO: "PAPA GIULIO II SEDUTO IN TRONO CON LA TIARA A TERRA" - LA QUARTA IMMAGINE DOCUMENTA IL DIPINTO DI GIOVAN BATTISTA TIEPOLO: "LA CROCEFISSIONE" - LA QUINTA IMMAGINE DOCUMENTA L'AUTORITRATTO, DA ME SCOPERTO, ESEGUITO A MATITA DI VINCENT VAN GOGH  - LA  SESTA IMMAGINE DOCUMENTA: UNA DELLE SEI CARTE DA GIOCO DA ME SCOPERTE DI PABLO PICASSO - LA SETTIMA IMMAGINE DOCUMENTA IL DIPINTO DI MAX ERNST: "FECONDITA'" -  L'OTTAVA, LA NONA E LA DECIMA IMMAGINE, DOCUMENTANO IL SONTUOSO DIPINTO DI EMILIO VEDOVA: "FABBRICA". 

Discorso introduttivo dello studioso.

(1-7 e 24) Signore e signori buonasera, ci ritroviamo qui riuniti, a distanza di tre anni, per presentare il Trattato scientifico allora ancora in fase di realizzazione, nel quale è stata documentata la  scoperta da me fatta nei primissimi anni duemila, che riguarda, la scrittura e le figure esoteriche celate in ogni opera d'arte, eseguita perlomeno sin dal tempo degli antichi romani del 1 secolo d.C. (2e3) La data qui apparsa 113, in "Polifemo presenza Galatea, indica sicuramente la mano di uno schiavo arabo nell'esecuzione fisica di questo affresco.
Questi ultimi tre anni, sono stati necessari per concludere ed impaginare, dopo circa dieci anni di impegnativi studi, le circa tremila pagine che compongono, in nove volumi, l'intero Trattato.
Molte cose sono nel frattempo successe in questa direzione, più studiosi nel mondo praticano ora la via dei miei studi, anche una parte del mondo accademico ha seguito nel tempo le mie ricerche, ponendo in luce verità sinora sconosciute, rendendo possibile, dallo studio della scrittura celata, la messa in luce di inediti e importantissimi nuovi dipinti di Giotto, di Goustave Courbet ed altri (44 Giotto). Dalla comparsa delle iniziali del nome e del cognome celate nell'orecchio, è stato possibile in Francia, scoprire e ricollegare il volto mancante del celeberrimo dipinto di Goustave Courbet: "Le origini del mondo".
(45 volto modella Courbet).
Ad Assisi, durante i restauri nella cappella di San Nicola, è emersa, dalla presenza delle iniziali celate "GB", un'opera giovanile di Giotto di Bondone.
Sempre ad Assisi, nella Basilica Superiore, si recò, all'indomani dei miei studi e ritrovamenti, la nota medievalista della Sapienza di Roma, la dottoressa Chiara Frugoni, che mise i luce un'altro chiaro volto di demone, apparso tra le nuvole in altro affresco di Giotto.
(46 Scrovegni) A Padova, altra eminente personalità accademica, ha scoperto recentemente tra gli affreschi di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni, tutta una serie di volti occultati.
La stessa comparsa nel mondo ora, delle più "Gioconde", ascrivibili alla mano o alla scuola del grande genio fiorentino, indica l'affannosa ricerca in questa direzione. (47 Prado) Per quanto mi riguarda ho approfondito gli studi su quella comparsa al Prado, che ha rivelato, essere stata eseguita unicamente dalla mano di Leonardo nell'anno 1503, una replica quindi eseguita due anni dopo quella del Louvre.
(43 Veduta Santo) Lo storico, professore Luigi Menegazzi di Treviso, recentemente onorato dalla città, ha accolto favorevolmente la scoperta da me fatta di un sontuoso grande dipinto inedito, eseguito da Gino Rossi nell'anno 1915, scrivendo: "Accetto e condivido il suggerimento di Luciano Buso, che attribuisce il dipinto: "Veduta del Santo a Padova", al pittore Gino Rossi.
(54-55) Di questi giorni, l'importante richiesta di aiuto, da parte di un importante colezionista estero, che mi interpella per conto di un professore universitario, riguardo due straordinari, sontuosi dipinti rappresentanti una "Madonna con Bambino" e la "Madonna del passeggio", da loro presumibilmente attribuiti a Raffaello Sanzio. In ambedue le opere sono state da me già ravvisate le scritte, le figure esoteriche e le date 1508 celate, la scritta "Sanzio", da una primissima analisi, emerge occultata, come d'abitudine, in più parti nei due dipinti. Cosa alquanto straordinaria è la somiglianza del volto della Madonna del passeggio, con quello della Fornarina. Le due importanti opere vengono da me qui presentate oggi in anteprima mondiale, a breve inizieranno gli studi nei quali saranno rese le prove scientifiche della loro reale appartenenza.
Ovunque, oggi nel mondo oramai, sempre più persone si rivolgono alla scoperta da me fatta. Solo qui in Italia mi viene mosso il fatto di non essere un accademico, e pensare che i grandi della storia non hanno praticato i loro studi in alcuna università, la loro grandezza era casomai scritta altrove, precisamente nel loro Dna.
Importanti traguardi sono stati da me resi possibili nel tempo, che confermano oltretutto la validità scientifica dei miei innovativi studi, per i quali ho speso sinora una importante parte della mia vita e per i quali ho dovuto necessariamente subire, due anni or sono, un intervento al cervello, durato circa sette ore e mezzo.
Lo stress accumulato negli anni, nei faticosi studi, mi ha abbassato a tal punto le difese immunitarie, che una banale infezione dentaria, è migrata, andandosi a depositare nel lobo sinistro della parte anteriore del mio cervello. Il prezzo pagato durante l'operazione è stato alto: la seminfermità della mano destra e parte della sensibilità delle mie gambe.
Ciò premesso vado ora a presentare, seppur in breve, i volumi e la scoperta. 

Mai come in questi tempi, nell’era in cui viviamo, la scienza è entrata a far parte del nostro quotidiano vivere, assumendo un ruolo, sempre più importante nella nostra vita sociale, aiutandoci sempre più, nel prendere coscienza del nostro esistere e del nostro conoscere.
Basti pensare alla vicenda del DNA, un tempo impensabile, oggi assolutamente determinante in svariati campi scientifici.
E’ quindi con profondo rispetto, che in punta di piedi, il sottoscritto si è avvicinato a “questa nostra preziosa alleata “, traendo da essa, la conoscenza di questa meravigliosa nuova scoperta, che inevitabilmente ci aprirà un mondo del tutto nuovo, sinora sconosciuto, nel campo dell'arte in generale.
Un nuovo metodo, emerge quindi da oggi, anche nella realizzazione dei volumi d'arte, perlomeno quelli da me proposti, dove, ai molti scritti che tentano di dare una plausibile spiegazione accademica ai dipinti in genere, si sostituiscono le immagini, vere protagoniste di un nuovo modo di osservazione di ogni opera d'arte, che pongono oltretutto  in rilievo, la reale identità dell'esecutore e la data di esecuzione di ogni opera, occultate al tempo dell'esecuzione.

( 2 data 13 Polifemo presenza Galatea)
Visitare, studiare, approfondire quindi un volume d'arte, privo delle immagini che attestano quanto secretato in ogni dipinto, sarebbe come leggere un documento personale senza alcun dato, favorendo quindi la non sufficiente attendibilità periziatoria, che a mio modico avviso non deve subire ulteriormente da oggi, le frasi storiche del tipo: Desumo, penso, presumo, secondo mio parere l'opera è attribuibile o ascrivibile  alla mano di questo o quell'altro autore ecc. ecc.
Non sono poi così lontani i tempi della triste vicenda dei falsi busti di Modigliani, avvenuta negli anni ottanta del Novecento a Viareggio, ai danni degli storici. (50) Più recente: la vicenda dell'autoritratto di Rembrandt emerso a Londra, sinora oscurato da inesatte ed errate perizie. (Ansa 18 marzo 2013). Una sostanziale rivoluzione nel campo della storia dell'arte, è possibile quindi da oggi con la scoperta fatta, la quale è in grado di stabilire la paternità e datazione di ogni opera d'arte.

Vista la mole di dipinti da me analizzati in circa dieci anni di studio, che abbracciano sette secoli di storia dell’arte, tutti recanti le scritte e le figure esoteriche celate nella loro superficie, ho ritenuto pubblicare gli studi fatti, suddividendoli in più volumi, uno per secolo. Partendo quindi dagli inizi del trecento con Giotto di Bondone, sino ai tempi nostri.
Quando oramai tutto era pronto per l'impaginazione dei volumi, ho inteso verificare, se anche negli affreschi romani, eseguiti duemila anni or sono a Ercolano, vi fossero occultate le scritte e le figure esoteriche.
(3 affreschi romani)

Ciò che è emerso è a dir poco straordinario, in più affreschi, sono apparsi una infinità di dati occultati ossessivamente anche a dipinto capovolto. Scritte e figure esoteriche semi celate ovunque con linee grafiche purissime, eseguite in modo impeccabile e con una maturità superiore, a quelle eseguite dagli altri artisti venuti molti secoli dopo. Questi preziosi ultimi dati emersi, appaiono inseriti nel primo volume, essi fanno quindi propendere per la retrocessione di questa straordinaria scoperta, dal tempo di Giotto di Bondone. La chiara data "113" apparsa semi occultata, con numeri arabi, nell'affresco: "Polifemo presenza Galatea", fa molto riflettere; in quel tempo la scrittura era composta con carattere romano, viene quindi facile dedurre che la stessa sia stata eseguita, assieme all'affresco, da uno schiavo di provenienza araba.


Le circa tremila pagine, che interessano il Trattato, sono state suddivise in nove volumi, per i secoli XIX e XX ci son voluti ben due volumi ognuno, tante sono infatti, le opere analizzate di questo periodo storico.
Ogni volume reca una copertina diversa, scelta a caso tra le opere da me studiate di quel secolo, nella quale ben visibili appaiono ad occhio nudo, le scritte e le figure occultate.

La pubblicazione, ha lo scopo di dimostrare concretamente, con reali  immagini, senza alcuna menzione o artefizio mentale, la presenza di tutti questi dati occultati genialmente nei dipinti da me analizzati, non ha carattere di vetrina museale, in quanto scientifica, la parte dei testi è puramente ridotta all’essenziale per lasciare spazio alle immagini, che sono le vere ed uniche protagoniste nei volumi.
In ogni dipinto analizzato vengono evidenziate e pubblicate le sole scritte e figure occultate più visibili, che meglio appaiono e si prestano anche alla eventuale stampa tipografica.

(40 Tiepolo) I molti, chiari messaggi esoterici, emersi in ogni opera, hanno lo scopo tutti assieme, di spiegare ulteriormente la scena dipinta, rappresentando di fatto l’intimo pensiero dell’autore, che in una sua personale interpretazione, seppur celata, racconta ed interpreta la scena.
(4 Ultima cena Leonardo)  

Nulla hanno da dirci quindi le sporadiche scoperte, sinora fatte della singola figura di un cavaliere o di un disco volante, apparse e ampiamente documentate, in opere rinascimentali quali quelle del Mantegna ed altri. Solo lo studio totale delle molte figure esoteriche occultate in ogni dipinto, ci permette di comprendere più a fondo, i veri contenuti della scena rappresentata. E’ il caso di menzionare le molte opere da me studiate di Leonardo da Vinci, che nel Cenacolo di Milano raggiunge il suo massimo vertice,  oppure i complessi dati esoterici emersi nelle opere di Gino Rossi nel novecento, (5 Veduta del Santo) e ancora, nel dipinto di Giorgione (6 "Saturno in esilio"), dove l'autore  occulta la monumentale figura di Dio nella roccia a sinistra, trasmettendoci così il vero significato dell'opera, che racconta casomai della Valle dell'Eden, che nulla ha a che fare con Saturno in esilio. Il celeberrimo dipinto: (7"La Tempesta") di Giorgione, ci mostra  nella grande testa del demone apparso in basso nella rupe, recante semi celata nel suo corno anche la lettera "G", iniziale di "Giorgio", quanto lo stesso fosse capace in questa disciplina occulta, nonostante la giovane età.

Durante gli studi ho interrotto più volte la ricerca per editare più volumi, che documentano, la reale presenza dei dati emersi, in dipinti fondamentali della storia dell'arte. (48)
Tra questi:  “Immagini esoteriche in tutte le opere di Leonardo da Vinci”, “Le Gioconde di Leonardo da Vinci” e “Leonardo da Vinci-le rivelazioni scientifiche dell’Ultima cena”.

Una vera e propria miniera di dati occultati, lasciataci con astuzia ed intelligenza dai vari autori, che tutelavano così il loro prezioso operato. Marchi indelebili, in quanto eseguiti con la stessa materia con la quale sono state eseguite le varie opere.
All’interno dei volumi sono inserite, oltre ai capolavori storici, anche opere di artisti viventi, che ammettono oggi questa pratica. E' il caso di menzionare, oltre al sottoscritto, il noto artista Antonio Nunziante e il professore Angelo Gatto di Castelfranco Veneto, classe 1922, che testimoniò durante la presentazione dell'anteprima dei volumi, avvenuta in questa sede, che questa, era una pratica in voga a Venezia, quando da giovane vi si recava alle lezioni di pittura. 
Molte, sono le opere inedite, sinora sconosciute, da me scoperte durante gli studi, opere, eseguite anche da autori storici quali: Giotto, Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio, Giorgione, Tiziano, Paris Bordon, Caravaggio, ben quattro opere, Palma il Giovane, Giovan Battista Tiepolo, i fratelli Guardi nel settecento veneto e tantissimi altri, compresi più tardi: Toulouse Lautrec,Van Gogh, Federico Zandomeneghi, Picasso, Gino Rossi, Giorgio Morandi, Giacomo Balla, Emilio Vedova ecc. ecc. Opere, che giacevano nel limbo dell’anonimato, proprio come la Dama dell'Ermellino di Leonardo da Vinci, che fu scoperta a terra, tra la polvere, in un mercatino di antiquariato alla periferia di Parigi, oltre un secolo fa.
(51) Di Leonardo da Vinci, sono apparse durante gli studi più opere inedite, (8 Pastore), tra le quali, un probabile autoritratto in veste di pastore nell'atto di tosare una pecora, del 1508, e una meravigliosa veduta del paese di Vinci all'epoca, eseguita nell'anno 1503, ( 9- veduta Vinci indicare figura roccia), tutte inserite nei volumi con il loro ricco dossier di ricerca. Opere, di straordinaria importanza storica, come anche le quattro inedite di Giotto da me scoperte, (10- opere Giotto), le cinque di Raffaello Sanzio, (11- opere Raffaello-scultura) che, nella unica scultura lignea sinora apparsa, eseguita nell'anno 1507,  rappresentante Papa Giulio II seduto in trono con la Tiara a terra, ci tramanda la sua straordinaria bravura anche in questa direzione. Sempre di Raffaello Sanzio, è la sontuosa tavola inedita da me scoperta: "Madonna della Panca", eseguita nell'anno 1508, nella quale è emersa anche l'intera scritta, apposta con le lettere tra loro concatenate: "Sanzio". (12 Madonna Panca Raffaello)
Una delle plausibili motivazioni, di questa silente pratica, arrivata indenne sino a noi, la possiamo trovare anche nella vicenda dell’amorino di Michelangelo Buonarroti, che per sottrarlo al fuoco ordinato dal Savonarola, non esitò nel nasconderlo, addirittura sotterrandolo. Passato il pericolo e dissotterrata la statua, la cedette ad un mercante di passaggio per 30 ducati, che a sua volta la rivendette, vista la patina antica, acquisita durante la permanenza in terra, ad un cardinale romano per 100 ducati, spacciandola per antico reperto di epoca romana. Vicenda più tardi smascherata dallo stesso Michelangelo, che recatosi nel frattempo nella città di Roma, si trovò innanzi al suo “amorino”.
In questa vicenda, l’assoluta certezza delle falsificazioni, delle mendaci operazioni commerciali fatte da persone senza alcun scrupolo, alcun rispetto ed amore per le opere d’arte in genere, le quali rappresentano unicamente, il solo scopo per far denaro, come si può notare ahimè, anche oggi, nella nostra epoca. Pertanto, l'invenzione storica dei marchi nascosti, trova anche in questi fondati motivi le profonde sue radici!

Nei primissimi anni duemila, osservando alla luce solare il dipinto inedito di Paris Bordon: “Venere sdraiata in un paesaggio”, (13 Venere Bordon) mi sono accorto, della presenza, tra le piante, nel paesaggio retrostante la figura monumentale della dea, di scrittura celata anche in carattere romano.
Constatata la reale presenza delle molteplici scritte criptate nel dipinto, sono stato mosso dalla curiosità di vedere, se oltre al Bordon, anche altri autori, avevano avuto questa brillante idea in passato.
Ad una verifica in alcune tele seicentesche e ottocentesche, ho potuto notare, con non poco stupore, che la cosa era, una abitudine di tutti gli artisti, antichi e moderni.
Quasi da non crederci, se tutto ciò, non fosse documentato scientificamente con immagini reali, alquanto palpabili e verificabili da chiunque in qualsiasi momento.

Diventa quindi fondamentale, stabilire con  certezza, in quale data e in quale età, un pittore abbia eseguito un'opera.
La necessità di ogni artista, di criptare nella pittura ad olio o tempera, nel disegno, nell’acquerello o nella scultura, i propri nomi, i propri marchi, la data di esecuzione del dipinto e qualche volta anche il nome del personaggio ritratto, oltre le molte figure esoteriche, che, come già detto, meglio spiegano i veri contenuti intesi e voluti da ogni artista, in ogni opera, non si discosta in alcun modo, da quanto fanno oggi la miriade di imprese in tutto il mondo: l'assoluta tutela del loro operato con i marchi d'impresa!
Durante gli studi, ho potuto comprendere sino in fondo, questa tecnica così largamente usata nelle varie epoche, al punto, che oggi la attuo anche nei miei dipinti, visto, che principalmente io sono un’artista.
A chiara testimonianza di questa pratica, vengono di proposito, inserite alla fine dei volumi, alcune mie opere recanti le scritte celate.
(14 Buso Mattino a Fol)
Ho preferito apporre le scritte in quantità minore, in maniera ordinata ed in forma semi celata, vista la difficoltà avuta, nel risaltare quelle degli antichi maestri che le apponevano, ben celate e praticamente in tutta la superficie del dipinto, qualche volta incrociandole, sovrapponendole una all’altra, anche a dipinto capovolto e addirittura spesso con la luce invertita. (Ampiamente, questo fatto, viene da me spiegato nei testi di presentazione del Trattato).
Grande genialità per chi, durante tutti questi secoli, ha apposto con sapienza ed astuzia, questa miriade di dati silenti nelle opere, una parte del merito di questa straordinaria scoperta, è da attribuire oggi, al sottoscritto, che ha saputo cogliere questi messaggi, osservando unicamente i dipinti ad occhio nudo, con il cuore e la grande onesta passione, entrambi derivanti dall’amore e il rispetto per la storia dell’arte.
Devo tuttavia ammettere, che il cervello di un artista, è abituato da sempre all’osservazione, a cogliere cose, che altri occhi non vedono, è abituato, per forma naturale, a leggere la luce, che dà forma e vita alle cose e alle persone.

Durante gli studi, ho potuto ravvisare, anche il cambiamento nel modo di apporre le scritte e le figure, nei dipinti eseguiti nelle varie epoche.
Vi è stata un’ evoluzione tecnica, esattamente come le varie correnti artistiche, che via via, si sono susseguite nei secoli.
Giotto, Giorgione, Raffaello Sanzio, Andrea Mantegna, Tiziano Vecelio, Paris Bordon, Caravaggio (41 acquaforte Caravaggio) e tutti gli altri in quelle epoche, sfruttavano le forme presenti nel dipinto per celare le scritte e le loro figure esoteriche, ma anche lo Zandomeneghi e Van Gogh, alla fine dell’ottocento, usavano la stessa tecnica.
(15 autoritratto Van Gogh) Lo straordinario autoritratto eseguito da Van Gogh, nel 1886, a matita, da me scoperto e analizzato alcuni anni addietro, è esso stesso un buon esempio nella figura dell'animaletto celato, che morde il suo orecchio. Nonostante il suo trascorso in anonimato, esso è del tutto originale in virtù dei molti dati in esso occultati. L'animale, apparso nella forma dell'orecchio, riporta ulteriormente e indiscutibilmente, alla vicenda dell'auto mutilazione dell'orecchio, avvenuta per mano dell'artista stesso. Realtà queste, solo possibili, da oggi con la scoperta da me fatta.
E’ nel Novecento, che si è cominciato a cambiare modo, precisamente lo si può notare in alcuni dipinti di Gino Rossi, dove le scritte vengono apposte come grafica costruttiva del soggetto principale. (16 Veduta Santo) Cito solo questo artista, ma, non sono diversi: Gustav Klimt, Pablo Picasso, Giorgio Morandi, Emilio Vedova, Max Ernst, Joan Mirò e tutti gli altri in questo secolo. (17- foto Morandi- 18- carte Picasso- 19- max Ernst- 20- Vedova spiegare vicenda)

Più avanti, con l’avvento dell’arte moderna, in alcuni casi, le scritte rappresentano addirittura il soggetto principale, apposte quindi a tutto quadro, confuse solo da pochi segni, che distolgono lo sguardo dello spettatore dal focalizzare la scritta immessa. (21 Max Ernst, citare vicenda Werner Spies)

(49) In special modo, nelle opere dello stesso Gino Rossi, di Emilio Vedova, Pablo Picasso, Max Ernst e tanti altri, dove in molti dipinti, sono alquanto chiare e visibili, le lettere che compongono il loro nome, cognome e la data di esecuzione, che partecipano orchestralmente,  in forma semi visibile, alla costruzione grafica del soggetto principale rappresentato.
Vista l’importanza della scoperta, ho ritenuto necessario divulgarla per coscienza civile nei riguardi della storia dell’arte, soprattutto, per un concreto valido aiuto nel difficile, se non arduo compito, del riconoscimento e datazione delle opere d'arte.

Ho dovuto per questo, avvalermi di più tecniche scientifiche di diagnostica per l'arte, per evidenziare una parte dei dati occultati in ogni dipinto, necessariamente ho dovuto abituare anche il mio sguardo, il mio cervello, a cogliere tali dati, osservando unicamente ad occhio nudo, le superfici dei vari dipinti.

 
Un particolare riconoscimento e ringraziamento, va indirizzato, a tutti coloro, che mi hanno sostenuto ed incoraggiato in questi lunghi studi, in particolare modo il Prof. Stefano Fugazza, direttore del museo Oddi Ricci di Piacenza, oggi scomparso, che fu tra i primi a riconoscere la validità dei miei studi. Un doveroso ringraziamento, va indirizzato a Vincent Delieuvin, curatore delle opere di Leonardo da Vinci, presso il museo del Louvre a Parigi, il quale ha posto nel dossier di ricerca della Gioconda, i documenti da me inviati nell'anno 2010, non solo, ma, più tardi, ha ulteriormente riposto nella libreria del famoso museo, anche più volumi dell'anteprima dei miei studi scientifici.
Altro ringraziamento, va indirizzato alla direzione del museo del Prado di Madrid, per aver riposto nel dossier di ricerca della nuova Gioconda emersa, i documenti da me loro inviati nell'anno 2012.
Un sentito ringraziamento all'amico professore dott. Alvise Manni, presidente del centro studi civitanovesi, a Civitanova Marche, che da anni segue e sostiene la mia ricerca scientifica in questa direzione, oggi qui presente, il quale, ha organizzato due anni or sono, presso l'istituto d'istruzione superiore, Leonardo da Vinci a Civitanova Marche , la conferenza da me tenuta su questo tema.
(56) Allo storico Raffaele De Grada di Milano, per il suo professionale apporto di studio del piccolo capolavoro della “Nenè”, di Federico Zandomeneghi, al Prof. Luigi Menegazzi di Treviso, che nello studio periziatorio del ritratto della “Nenè”, ha dimostrato concretamente essere una tra le più significative e preparate figure, nello studio dell’arte veneta tra ottocento e novecento.
Un particolare ringraziamento è indirizzato alla Dottoressa Adriana Augusti di Venezia, per lo studio e le pubblicazioni del dipinto inedito di Paris Bordon: “Venere sdraiata in un paesaggio”.
Altro mio ringraziamento va indirizzato a Davide Bussolari, dello studio di diagnostica per l’arte “ Fabbri “ di Campogalliano di Modena, all’amico Silvano Zamprogna di Riese Pio X, direttore dello studio di fotolito “Scalaquattro” di Castelfranco Veneto, per avermi sempre sostenuto affettivamente durante gli studi e assistito durante le fasi di messa a punto delle immagini fotografiche nei volumi.
Un sentito grazie ai tre sindaci: Gianluigi Contarin, Franco Berton e Massimo Tondi, per la loro cordiale disponibilità nel presentare gli studi da me fatti.
Vengono, da me particolarmente ringraziati, tutti i collezionisti privati, che hanno prestato le loro opere per lo studio e la relativa pubblicazione.
La Pinacoteca di Bologna, per aver concesso lo studio e la pubblicazione del dipinto: “L’estasi di Santa Cecilia”, di Raffaello Sanzio.
Il museo “Galleria Franchetti, Ca’ D’Oro” di Venezia, per la gentile concessione dello studio e della pubblicazione dei dipinti: “ San Sebastiano” del Mantegna, “ Venere allo specchio” di Tiziano e “ il meraviglioso Ritratto del sig. Durazzo” di Anton Van Dik.
Ringrazio sentitamente le Gallerie dell’Accademia di Venezia, per avermi dato la possibilità, di poter analizzare e qui pubblicare, il celeberrimo dipinto di Giorgione: “La tempesta”.
La Curia e il parroco del Duomo di Castelfranco veneto, per la gentile concessione, dello studio e la pubblicazione del dipinto di Giorgione:” La Pala”, del Duomo di Castelfranco Veneto.
Ringrazio l’arma dei carabinieri, che pone oggi una particolare attenzione alla scoperta da me fatta, chiedendomi gentilmente, la collaborazione per identificare le opere d’arte trafugate o false.
(52) Ringrazio sentitamente la direzione del convento San Francesco di Assisi, per la divulgazione nel giornale dell’Umbria-redazione on line e nel loro sito internet, del bell’articolo che riguarda i miei studi scientifici apportati alle opere di Giotto della Basilica Superiore, studi da me pubblicati già anni addietro, nella anteprima del volume da me curato: “Firme e date celate nei dipinti da Giotto ai tempi nostri”.
(22 Esaù respinto da Isacco)

Tutti coloro, che in qualche modo, in questi interminabili anni, mi hanno sostenuto ed incoraggiato, nello studio e nel faticoso compito di realizzazione di questi volumi.
Non posso purtroppo ringraziare, coloro, che in tutti questi anni hanno tentato subdolamente lo sciacallaggio delle mie legali scoperte scientifiche, nonostante vi fossero già depositati gli atti notarili, iniziando già dall'anno 2010, con presunte e poco visibili lettere negli occhi della Gioconda del Louvre.

(23 volume Rossi) Per ultimo, l'approdo dei miei studi scientifici ora, in gran parte delle opere eseguite da Gino Rossi, del quale viene oggi paventata la ossessiva convinzione dei falsi.
Un interessante volume, da me composto, di circa 500 pagine, sarà prossimamente editato dalla casa editrice Electa; lo stesso, documenta quanto emerso semi occultato nell'esclusivo visibile di ogni opera, storica e inedita, eseguita dallo sfortunato pittore veneziano, mostrando di fatto, quanto lo stesso abbia ossessivamente e genialmente occultato in ogni sua opera,  le scritte e le figure esoteriche, le quali appaiono inopinabilmente con la medesima grafia e modo criptico, sia nelle storiche opere del catalogo generale, che in quelle inedite da me scoperte durante gli approfonditi studi. Da quanto emerso dalla mia ricerca, questo grande artista risulta essere oltretutto, sottodimensionato per l'importanza storica della sua opera generale, la quale, meglio emerge nel volume appena terminato.
Bene, è stato titolato l'ultimo volume della mostra di Asolo: "Gino Rossi-la nostra passione", esso coglie infatti, nel suo titolo, tutta la  sentimentalità e protezione del collezionismo nazionale, che riconosce  nell'arte moderna di questo grande, un determinante vertice, nel primo Novecento in Italia e nel mondo.
Colgo l'occasione, per ringraziare Rina Dal Canton, presidente associazione culturale Paolo Rizzi e il professore Mario Guderzo, direttore del museo Canova di Possagno, presenti in sala, per la cordiale loro disponibilità al progetto finalizzato per la realizzazione del volume su Rossi, e per la grande mostra che ne seguirà. (24 Rossi viale alberato e Golgota).

Chiudo questo mio intervento, con un atto di riconoscenza, indirizzata al comune di Riese Pio X, nella figura del primo cittadino dott. Gianluigi Contarin, al quale rendo ora pubblico, il riconoscimento dell'interessante dipinto di Luigi Serena, oggi presente nel suo studio.
L'opera, anonima per circa un centinaio di anni, è sempre stata appesa in una parete nella casa natale di Pio X, da alcuni anni, è stata collocata, con la sua originale e bella cornice, nello studio del sindaco, in essa vi è rappresentato il viale antistante la chiesa del paese di Riese, con alcuni viandanti lungo la via. Luigi Serena, ebbe a dipingere, alla fine dell'800, un meraviglioso affresco nel soffitto della chiesa, più tardi rimosso per motivi a me sconosciuti, del quale figura oggi il bozzetto, conservato al museo civico di Treviso.
Il fatto quindi, che avesse dipinto il viale con la chiesa proprio sullo sfondo, giustifica la sua permanenza lavorativa nella stessa. Il dipinto non reca alcuna firma, da me analizzato alcuni anni addietro, ha rivelato, nella scrittura in esso celata, la sua sicura appartenenza al noto artista di Montebelluna.  Mi auguro d'ora in poi, che la sontuosa tela venga storicizzata, partecipando quindi anche alle varie mostre, nelle quali vi sia la presenza di questo locale nostro artista.

Ringrazio tutti voi per la cortese, gentile attenzione; auspico d'ora in poi, che questi miei studi, possano essere maggiormente d'aiuto nel riconoscimento delle opere d'arte, soprattutto ai giovani, i quali erediteranno e custodiranno in futuro l'enorme nostro patrimonio artistico. (53 Tempesta).

Luciano Buso
1 marzo 2014