Gino Rossi, una nuova opera

GINO ROSSI,  VE 1884 TV 1947.

Tanto sfortunato in vita come da morto!
A tuttora gli sono state riconosciute solo circa un centinaio di opere! Questo è dovuto per lo più alle poche firme ufficiali da lui apposte nei suoi dipinti e cosa forse ancora più determinante alla poca conoscenza della sua opera generale che, come quella di moltissimi artisti del passato, si compone di una fase giovanile, una matura e una involutiva.
Alquanto arduo e difficile è pertanto il compito dei soli due storici oggi preposti per il riconoscimento delle sue opere, i quali si attengono a quelle che maggiormente tra loro si assomigliano per colore e tecnica esecutiva trascurando e rendendo ingiustamente false tutte quelle che non rientrano nei canoni del loro giudizio. Si parla spesso della storicità di ogni opera, del suo trascorso in questa o quell’altra collezione spesso rifugiandosi nel filologico ma, e lo scrissi anche nel ‘Catalogo ragionato’, un artista non si può paragonare ad un computer! Gino Rossi visse in un’epoca dove le mode cambiavano repentinamente, la sua arte risentiva pertanto l’esigenza di un adeguamento ai tempi, proprio come fece il grande Picasso e molti altri suoi coetanei artisti, con la sola differenza che poco o nulla veniva documentata e accademicamente accettata. Se a questo aggiungiamo la misera vita che Rossi viveva al tempo, dobbiamo farcene una ragione nell’accettare che questo sfortunato artista scambiava spesso le sue opere con qualche vestito o un piatto di minestra calda e…dove peschiamo la storicità di queste opere? Come si possono ricongiungere filologicamente alle altre ‘vestite a festa’?
Per non finire nella voragine di errori accademici quali quello dei falsi busti di Modigliani dragati a Livorno negli anni Ottanta del Novecento o la recente e triste vicenda della grande mostra delle opere di Modigliani a Genova, composta per circa la metà da falsi, in seguito chiusa per lo scandalo, INTERVIENE OGGI LA SCIENZA, quest’innovativi studi dei quali non solo beneficiano le opere dei grandi autori quali Leonardo, Giorgione, Tiziano ecc. ma, anche interessanti, moderni e innovativi artisti quali Gino Rossi.
Ecco allora qui pubblicata, all’indomani dell’edizione del volume da me curato: ‘Gino Rossi-Catalogo ragionato’, (Grafiche Antiga 2014), un’altra plausibile realtà scientifica su questo artista. Il dipinto nel quale ora emergono questi occulti dati è inedito, le sue dimensioni sono rilevanti: cm. 140x100, è eseguito su tela entro modica, minuta cornice in legno laccato dell’epoca.
Le inconfutabili firme segrete rilevate nell’esclusivo visibile dell’opera non lasciano scampo alcuno, saranno casomai le indagini diagnostiche di rito a confermare la loro originalità.
L’intera firma ‘Rossi’ e la sigla composta dalle iniziali del nome e cognome dell’artista ‘GR’, Gino Rossi, semi occultate nella spalla e ai lati del viso dell’uomo in piedi con un cane seduto alla sua destra davanti al portale di una chiesa, ritratto da Gino Rossi nel 1915, è parte integrante della materia con la quale è eseguita l’intera opera.
La quinta immagine rappresenta il particolare fotografico dell'acquasantiera in alto a sinistra, nella quale è chiaramente visibile l'originale, antica patina e crettatura del colore oltre l'assoluta e fresca qualità esecutiva che descrive il tratto nero saettante più conosciuto di Gino Rossi, un tempo definito da Nino Barbantini quale 'un volo di rondine'. Sono a seguito inseriti alcuni documenti che compongono il ricco dossier di ricerca scientifica svolto nell'opera, nell'ultima immagine è inserito il particolare fotografico del cane in basso a sinistra che reca tra le gambe anteriori la chiara data '15', 1915.