Un dipinto di Gino Rossi appena emerso

SCHEDA NUOVO DIPINTO EMERSO DI GINO ROSSI DEL 1913.


Gino Rossi
“Vecchia contadina”
olio su tela cm. 50x40
Firmato “Rossi” in colore rosso in basso a destra.

Nel verso dell’opera vi è una vecchia etichetta consunta e in parte mancante, nella quale è ancora oggi possibile leggere: “parte del nome della collezione: …RIANO PAVAN, via Padova 5 e… Donà di Piave (Ve)”, in basso si leggono ancora le parole: “titolo dell’opera”.
In alto nel telaio ligneo è presente una iscrizione in stampatello fatta a mano e a matita: “Vecchia contadina”.
Un taglio in verticale di quindici centimetri è presente in alto a destra, sanato in passato con una toppa sul verso della tela.
Tipica e facilmente ascrivibile alla mano di Gino Rossi, questa inedita opera risulta essere stata eseguita nell’anno 1913, più date “13” semi celate sono chiaramente emerse durante i miei studi in più parti della superficie pittorica, tra le quali, quella emersa nel viso della donna è del tutto simile a quella emersa sempre nello stesso posto, nel viso del pescatore nello storico dipinto: “Pescatore buranese”, sempre del “13”.
Lo studio, l’analisi scientifica e la messa in luce della scrittura semi celata ovunque nella superficie dipinta stabiliscono essere opera assolutamente originale.
Di chiara matrice espressionista e con straordinaria forza viene descritta da Rossi un’anziana contadina a mezzo busto con il tipico fazzoletto scuro nei capelli, la luce solare abbaglia il suo sguardo e l’intero viso. Visto il periodo di esecuzione si tratta, con ogni probabilità, di un’anziana donna che abitava al tempo sul Montello, dove l’artista ha a lungo soggiornato in quegli anni. L'opera abbisogna della pulitura e dell'eventuale piccolo intervento di restauro.
La sintesi descrittiva nei pochissimi tratti, la straordinaria pennellata che mai ritorna nei suoi passi, indicano il consueto gesto fenomenico tipico del grande artista veneziano. L’accenno di un paesaggio assolato con delle piante verdi tra terra e cielo e un campo dai colori caldi, fungono da sfondo alla monumentale figura femminile. Ciò che maggiormente suggestiona è il modo in cui l’artista esegue il volto della donna, nel quale si coglie l’elevata qualità della sua arte più conosciuta e più meritevole: pennellate materiche apposte con straordinario getto pittorico stese in unica seduta a formare luce, colore e forma, le quali stabiliscono inderogabilmente la insostituibile grandezza, mai più raggiunta da altri, dello sfortunato artista veneziano. (Particolare fotografico).
Vista la confusione oggi esistente sulle opere di Gino Rossi, viste soprattutto le sole circa cento sinora riconosciute in altro modo dal mondo accademico, mi auguro che questa importante opera non sia stata reputata in passato un falso, la sua originalità è pressoché assoluta al di là della firma ufficiale in colore rosso presente in basso a destra; viene oggi suffragata inconfutabilmente dalla scienza, la quale si basa soprattutto sullo studio e l’analisi della scrittura celata, sullo studio della personale grafia dell’artista e dei modi con i quali egli occulta sapientemente e genialmente d’abitudine i suoi personali dati in questa come in tutte le altre sue opere! (GINO ROSSI-CATALOGO RAGIONATO A CURA DI LUCIANO BUSO- EDIZIONI GRAFICHE ANTIGA 2014).

Questa scheda ha valore solo se accompagnata dalla documentazione scientifica che attesta, in otto documenti composti da sedici immagini fotografiche, quanto occultato nell’intera superficie pittorica dall’artista stesso durante l'esecuzione dell'opera.

Luciano Buso
20 maggio 2015

A seguire saranno inseriti anche gli altri documenti scientifici attestanti la scrittura celata chiaramente emersa nell'opera.