Scrittura leggibile e non interpretazione

Scrittura da leggere, non da interpretare.

Alcuni addetti ai lavori nel campo dell'arte
 descrivono erroneamente quanto io rilevo e mostro, da circa tre lustri in ogni dipinto antico e moderno, quale una personale mia interpretazione dei segni celati d'abitudine da ogni artista vissuto perlomeno dal tempo di Giotto di Bondone.
La lingua, la scrittura e la vista sono universali e, grazie a loro noi comunichiamo con il prossimo e viceversa...pertanto più che un'interpretazione oserei definire quanto io scopro e pongo in luce in ogni dipinto: SCRITTURA che, necessariamente e inevitabilmente interessa la vista per una corretta LETTURA!  
Nel palmo della mano del santo qui inserita in un particolare dell'opera, nella prima immagine, l'autore semi occulta la scritta "Busi": egli si chiamava, per l'appunto, Giovanni Busi detto il Cariani.
Non un'interpretazione quindi, nè tantomeno le scie chimiche nel cielo, come qualcuno ebbe a dire nella triste vicenda Gino Rossi del 2014, bensì lettura di una scritta che appare alquanto chiara e con i caratteri prettamente antichi o, forse la vista viene influenzata in modo negativo in quanto imbarazzati perchè a rilevarla non sia il solito accademico? Forse! Qualcuno a Venezia si è sentito recentemente imbarazzato da quanto appare pubblicato nel volume appena editato "Giorgione rivelato", a cura di Luciano Buso e M. Daniela Lunghi, Edizioni Grafiche Antiga, dal quale viene estrapolata e qui nuovamente pubblicata, nella seconda immagine, la chiara firma siglata dell'artista di Castelfranco Veneto: "GBZ", Giorgione, Barbarella, Zorzus, da me rilevata in basso a sinistra e in piccolo formato nel celeberrimo suo dipinto "Concerto campestre", ancora oggi al Louvre con indicazione errata in quanto ritenuta, a torto, opera dell'allievo Tiziano Vecellio. La sigla reca le tre lettere tra loro concatenate, abitudine questa di moltissimi artisti del passato compreso Giorgione.