Raffaello lo sconosciuto dipinto del 1513

Raffaello da sempre mi ha affascinato per come e quanto era in grado di semi celare nelle sue meravigliose opere. Sicuramente in quel periodo vi era chi, come Leonardo, Michelangelo e altri, avevano l'antico vezzo di dipingere disegnando e scrivendo segretamente ovunque nelle opere in fase di esecuzione, lo abbiamo visto nel "Ritratto di Lecco", ne la "Gioconda" ne la "Pietà al Vaticano" ecc.
Il giovane Raffaello come tutti i grandi della Storia era 'curioso', scrive a proposito Leonardo da Vinci "la curiosità è figlia dell'ingegno". Nelle sue straordinarie opere Raffaello abbonda nella precisione fresca e mai stanca, sia nel colore che nel disegno, in sintonia con il tempo di allora, con il Rinascimento italiano. Allo stesso modo, per forma caratteriale, inseriva/semi celava all'interno delle opere firme, sigle, date e meravigliose figure che paiono esse stesse altrettanti mini dipinti dettagliati. In questo caso, in un 'unicum' di pochi millimetri, è riuscito ad inserire nell'ombra presente tra il pollice e l'indice della mano sinistra del putto sulla destra, per chi guarda, la sua 'precisione fresca e mai stanca', la REALE CARTA D'IDENTITA' dell'opera che ahimè ha girovagato negli attuali tempi in forma anonima per negligenza e scarsa preparazione di coloro destinati al riconoscimento dei dipinti non firmati ufficialmente, degli storici addetti per questa ciclopica figura d'artista. Cinquecentodieci sono gli anni trascorsi dalla realizzazione del dipinto, pare quasi che il noto artista di Urbino fosse al tempo conscio degli sviluppi della scienza moderna visto il modo e la grandezza con i quali ha lasciato questo suo 'naturale testamento' nel 'ditino' del putto. Mostra meno
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