Gino Rossi la sua arte segreta

VOLTI SEGRETI E SCRITTE CELATE IN TUTTE LE OPERE DI GINO ROSSI.

“CATI GHETI”, 1915, (antico modo veneto di definire il gioco del nascondino),
olio su tela cm.50x60.

Non un’opera eseguita dall’amico Umberto Boccioni, bensì una straordinaria opera eseguita nel “15” da un artista tra i più geniali della storia dell’arte del Novecento in Italia: Gino Rossi!

Nessuna accademia, nessuna laurea in pittura, pochi studi abbandonati nel 1898, in seguito artista non riconosciuto dagli accademici del tempo, questo fu Gino Rossi.
Eppure quanto da Lui lasciato in eredità alla storia dell’arte italiana è, a dir poco, commovente, straordinariamente importante e oserei dire anche fortemente geniale!
In parte ancora oggi sconosciuto all’accademismo, Gino Rossi dimostra, in questa mirabile e importante opera, il reale valore della sua arte, compresa quella segreta, semi nascosta ovunque nel magma dei colori assieme alle molte scritte.
Che a dipingere quest'opera sia stato esclusivamente Gino Rossi lo dice Lui stesso, occultando nella stessa una miriade di scritte, tutte a riportare i suoi personali dati: il nome ed il cognome e le date. D’altro canto fu proprio Lui a rendere la testimonianza di questa occulta pratica, scrivendolo nel verso di una sua opera del “13”. Le più scritte “G.ROSSI” occultate per esteso con la personale grafia dell’artista da me ben conosciuta, sono esse stesse delle autorevoli firme ufficiali, talmente chiare appaiono! Il fatto che siano state apposte con un così geniale e complesso modo, dimostra, assieme a quanto interamente occultato nell’intera opera, la sola ed esclusiva mano del grande artista quale unico fautore.
Dai miei approfonditi studi scientifici apportati nella sua intera opera generale, è chiaramente emerso che egli abbia dipinto in più modi nell’arco della sua carriera artistica, d’altro canto come lo stesso Pablo Picasso ed altri, che sempre hanno cercato il rinnovo della loro interessante arte. Forse un omaggio all’amico Umberto Boccioni, al Futurismo, o semplicemente una strabiliante prova di sé stesso, del suo straordinario modo di dipingere in quel periodo dove si intersecavano diversi modi di fare arte? Di certo questo dipinto, eseguito con una tale forza e impeto al punto da far trasparire nel davanti il retrostante telaio ligneo che sorregge la tela lungo tutti i bordi, reca in sé qualcosa difficilmente spiegabile. Già i suoi significati più profondi, quanto descritto in superficie con mirabili colori, suggerisce trattarsi della vicenda bellica avvenuta nell'anno 1915 intorno alle sponde dello storico fiume Piave.
Il titolo stesso: “Cati Gheti 15" apposto da Rossi in colore chiaro in basso a destra, (vecchio modo veneto di definire il gioco del nascondino), chiaramente fa capire quanto descritto nell’opera.
In alto, sopra le chiome degli alberi sono i soldati austriaci con gli occhi chiari e i tipici berretti, i quali tentano di scoprire i moltissimi personaggi che si nascondono sotto, tra la vegetazione. Un rigido muretto funge da netto confine tra Italia e Austria nella sponda destra dello storico fiume, rappresentato da un impetuoso torrente dai tipici colori della sua acqua, nella riva sinistra compare la monumentale figura del drago semi nascosto, posto a difesa di quella sponda.
In sostanza questa è la rappresentazione ufficiale del dipinto: la strenua difesa italiana sul fiume Piave durante la guerra del 1915-18.
Tutto ciò, per quanto complesso, viene da me chiaramente compreso in virtù degli approfonditi studi scientifici, quanto rappresentato viene eseguito da Rossi con strabiliante tecnica esecutiva e colori inimitabili, la gestualità fenomenica, consona a questo artista, domina l’intero dipinto da destra a sinistra, dall’alto al basso; nel gesto pittorico anche l’immissione, in simultanea, delle molte complesse figure e scritte semi celate ovunque: da una figura, da un volto, Rossi ne ricava subito altre-i sino a tempestare, a riempire l’intero dipinto di queste occulte straordinarie presenze.
Impossibile questo per chiunque, In alcune figure nascoste egli supera qualsiasi legge naturale del saper dipingere, talune figure nascoste mostrano la sua vera grandezza di disegnatore e di pittore, esse paiono talmente reali da lasciare sbigottiti coloro che ora le potranno finalmente vedere, (i due piccoli volti apparsi semi celati all’interno dei volti degli austriaci in alto al centro dell’opera, ecc.).
INAUDITO!!! CHI ERA VERAMENTE GINO ROSSI? 
Per quanto si tenti di dare un senso a quanto emerso in quest'opera, difficile è la comprensione di quanto in essa occultato; di certo, saper dipingere con questa forma e tecnica, con questa superiore genialità e bravura, supera qualsiasi limite, denota una genialità assoluta, da me mai ravvisata in altri artisti negli innumerevoli studi scientifici svolti in questa direzione da circa dieci anni!  A dirlo, ad affermarlo, è chi ha scoperto, pubblicandole in un volume digitale di oltre duecento cinquanta pagine a colori, le moltissime figure occultate in ogni opera eseguita dal sommo Leonardo Da Vinci. (Silvia Lambertucci, Ansa, 20 marzo 2012).

Un severo monito quindi agli attuali accademici, assolutamente ignari, impreparati a cogliere simili importanti dati semi occultati nelle opere degli artisti di tutte le epoche. Nel caso di Gino Rossi, essi si rivelano determinanti per stabilire, una volta per tutte, il maggiore valore culturale della sua importantissima arte e della sua straordinaria figura di uomo! A mio modico avviso questo artista dovrebbe essere posto ai vertici dell'arte moderna della prima metà del Novecento in Italia...e non certo per amore patriottico o per eccesso di amore personale per la sua arte!

Viene a seguito pubblicata una minima parte di quanto emerso occultato in Cati Gheti.
Per meglio favorire la visione dei dati emersi, ho optato nel tramutare le immagini in colore monocromo, in bianco nero. La rotazione di alcune di esse si rende necessaria per meglio favorire la visione di quanto emerso occultato anche a dipinto ruotato nelle varie direzioni.
Di ogni originale documento fotografico viene inserita per prima l'immagine evidenziata, nella pagina che segue viene inserita l'originale immagine del documento fotografico, del tutto simile a quello evidenziato. Ovviamente io pubblico in grande formato le immagini...ad ognuno la gestione della misura delle stesse nel monitor a disposizione. Inoltre, l'abbattimento della risoluzione delle immagini a 72 dpi, necessario per l'inserzione nel web, fa si che le stesse appaiono con meno risoluzione degli originali documenti, i quali recano perlomeno 300 dpi, di fatto mostrando meglio quanto emerso in ogni documento.

Lo studio scientifico qui pubblicato viene dedicato all'amico Ivo Prandin, giornalista e critico d'arte, il quale da sempre ha dimostrato di apprezzare questa straordinaria opera.