Zandomeneghi Federico

TRE INEDITE, RARE OPERE DI FEDERICO ZANDOMENEGHI, DELL’ULTIMO PERIODO ITALIANO E DEL PRIMISSIMO PERIODO FRANCESE CON LE FIRME UFFICIALI OGGI SEMIABRASE, SCOPERTE E POSTE OGGI IN LUCE DALLO STUDIO DELLA SCRITTURA CELATA IN ESSE ABBONDANTEMENTE PRESENTE.

Zandò, così definito confidenzialmente dai francesi non a torto, visti i quarantatré anni da lui vissuti a Parigi nell’era dell’impressionismo. Partito definitivamente da Firenze nell’anno 1874, egli si stabilì a Parigi sino alla morte, avvenuta in totale solitudine, ai piedi del suo letto, nell’anno 1917. Della sua opera e vita hanno scritto e si sono interessati in molti, tra questi Francesca Dini di Firenze, la quale ha  editato il grande volume: “FEDERICO ZANDOMENEGHI - LA VITA E LE OPERE”, edizioni il Torchio, Firenze.

Da un decennio ho avuto l’opportunità di analizzare e studiare più opere da lui eseguite, tra queste i tre importanti, rari dipinti eseguiti nell’ultimo periodo italiano ed il primissimo periodo francese: “Ritratto di giovane donna” del 1871 (ovale, firma semi abrasa sulla sinistra), “La Nenè”, 1882 (firma semi abrasa in colore rosso in basso a destra) e “Ragazza allo specchio”, 1885 (firma semi abrasa in basso a sinistra).
Delle tre opere il ritratto della “Nenè” è sicuramente il più interessante!
Irene Roppele, così si chiamava la giovinetta ritratta, divenuta “filioccia” di Telemaco Signorini, presa a cuore e trastullata affettivamente anche da molti artisti nell’ambito dei Macchiaioli, compreso lo Zandomeneghi. Essa visse infatti vicino al Signorini, che ne era intensamente affezionato, sino alla sua morte avvenuta nell’anno 1901. Diverse sono le sue rappresentazioni, nei dipinti del Signorini. E proprio nelle più rappresentazioni del noto artista Macchiaiolo la verosimile somiglianza con questa, ritratta dallo Zandomeneghi a Parigi. Scrive infatti nella lunga perizia lo storico Luigi Menegazzi di Treviso: “…Il ritratto fu, con ogni probabilità, commissionato allo Zandomeneghi dall’amico Telemaco Signorini tramite una foto dell’epoca…”, storica è infatti l’amicizia tra i due artisti, dei quali lo Zandomeneghi meglio era capace nel ritratto in genere. Il probabile ritiro dell’opera avvenne un anno dopo, quando di ritorno da Londra il Signorini passò a Parigi in visita all’amico. Di questa importante opera si sono inoltre interessati: il professore Stefano Fugazza, oggi scomparso, direttore al tempo del Museo Oddi Ricci a Piacenza, già reduce di svariate pubblicazioni e mostre sull’artista, il quale si era attivato per inserire l’opera della “Nenè” in una storica mostra sull’800 italiano. Lo storico veneziano Giandomenico Romanelli, il quale descrive il ritratto: “…quale una espressione affettiva di grande amicizia tra i due artisti”. Lo storico Raffaele De Grada di Milano, che descrive l’opera quale: “tra i migliori ritratti classicheggianti dello Zandomeneghi”. Il professore Vittorio Sgarbi, che vista a Milano L’opera, si rese eventualmente disponibile nello stilare perizia scritta. Conoscere l’arte completa dello Zandomeneghi, vuol dire aver approfondito anche il suo modo di dipingere all’italiana, alla “veneziana”…fu infatti determinante il mio incontro a Viareggio, nel mese di dicembre 2005, con Giuliano Matteucci, presidente dell’istituto Matteucci di Viareggio, il quale davanti al dipinto non seppe trattenere l’entusiasmo, mostrandomi tra i molti volumi da lui conservati sull’artista, le opere eseguite in Italia, prima dell’andata a Parigi, molto vicine per modo stilistico a questa, sottolineando ulteriormente il rapporto naso-bocca della giovane ritratta, il quale, a tutti gli effetti rappresenta un caratteristico, indelebile segno di riconoscimento, visibile anche nei ritratti della stessa eseguiti dal Signorini. Altri storici importanti hanno visto e giudicato positivamente l’opera.
Mentre nei primi due dipinti appare chiara la loro fattura italianizzante, nell'ultimo dipinto:
"Ragazza allo specchio" dell'85, già emerge l'influenza parigina.


Ciò premesso essa, assieme alle altre due, reca criptate le molte firme e le molte date ovunque nella loro superficie, tutte a riportare i personali dati dello Zandomeneghi, rivelandosi quindi, per il periodo di esecuzione, essere tra le opere più ambite dal collezionismo internazionale.
Fu proprio il dipinto della “Nenè”, assieme alla “venere” di Paris Bordon e al “San Giovanni Battista” di Palma il Giovane, a rendere possibile, nell’anno 2004-5 la scoperta delle scritte celate nei dipinti.
Le tre opere sono corredate di un ampio dossier di ricerca scientifica da me redatto tempo addietro.

Nelle ultime tre pagine viene evidenziata la firma ufficiale del dipinto: "Ritratto di giovane donna", ovale dell'anno 1871. Questa firma, nonostante appaia oggi semi abrasa, è ancora in parte leggibile, pertanto mi sembra doveroso, vista la storica importanza del dipinto, di questo periodo esistono solo circa sei o sette opere, porla meglio in luce.