Storia di un capolavoro dello Zandomeneghi

STORIA DI UN CAPOLAVORO

Federico Zandomeneghi - “Ritratto della Nenè”-1873

Correva l’anno 2005 quando ebbi tra le mani questo capolavoro di Federico Zandomeneghi.
Da subito pensai si trattasse di un dipinto di Silvestro Lega e inviai la foto a Giuliano Matteucci presso l’Istituto Matteucci a Viareggio. Fui da lui chiamato per vedere l’opera dal vivo. In quella sede, non trattenendo un certo entusiasmo, mi disse che non era di Silvestro Lega, casomai poteva essere un dipinto dell’ultimo periodo fiorentino/italiano di Federico Zandomeneghi; tirò giù dagli scaffali del suo studio dei volumi di questo grande pittore internazionale e mi fece vedere, sempre con un certo entusiasmo, che il quadro tra le mie mani aveva molte attitudini con le opere realizzate in Italia dallo Zandomeneghi. In quell’occasione mi suggerì, toccandosi il naso, la bocca ed il mento “…SI RICORDI BENE LE PROPORZIONI DEL PROFILO DELLA RAGAZZA NEL SUO QUADRO…”. Alludeva, senza ombra di dubbio alcuno, a Irene Roppele (La Nenè) che oltre ad essere la figlia adottiva di Telemaco Signorini, intimo amico dello Zandomeneghi, era la mascotte dei Macchiaioli. Di seguito Matteucci mi indicò di andare con l'opera da altri storici: mi recai da Francesca Dini di Firenze da Raffaele De Grada di Milano, da Luigi Menegazzi di Treviso, da Roberto Capitani allora responsabile delle opere dello Zandomeneghi presso lo storico archivio di Enrico Piceni a Milano, il quale più tardi vista dal vero l’opera mi chiamò al telefono dicendomi che era del “73” (1873). Perseguiti questi risultati tornai da Giuliano Matteucci che stranamente mi inviò presso il mercante d’arte  Parronchi a Firenze, probabile suo amico, non ci andai in quanto non era mia intenzione lasciare l'opera per pochi denari. Contattai allora Stefano Fugazza direttore presso il Museo Galleria Oddi Ricci di Piacenza che una volta avuta l’opera tra le mani, vista la sua qualità, si ripropose di portarla in tutta una serie di mostre itineranti in programma a quel tempo in Europa, purtroppo questo non fu possibile in quanto pochi mesi dopo scomparve a causa di un tumore aggressivo al capo.
Premetto che il “Ritratto della Nenè” fu tra i primissimi quadri a rivelarmi le scritte segrete assieme alla “Venere sdraiata in un paesaggio” di Paris Bordon e ad un sontuoso “San Giovanni Battista” di Palma il Giovane. Riesumati i primissimi studi scientifici svolti al tempo, meglio arricchiti ora dell’esperienza raggiunta, decido di pubblicarli: questi risultati rispondono in modo chiaro all’Istituto Matteucci di Viareggio, meglio fanno comprendere perché al tempo fui inviato dal mercante d’arte Parronchi a Firenze. Tali risultati provengono in parte dalle indagini diagnostiche di rito svolte presso la Fabbri di Campogalliano di Modena.

"...Il rapporto tra Federico Zandomeneghi, Telemaco Signorini e Irene Roppele si intreccia attraverso il movimento dei Macchiaioli e la sfera privata di Signorini.
• Federico Zandomeneghi e Telemaco Signorini: I due furono colleghi e amici all'interno del gruppo dei Macchiaioli a Firenze. Zandomeneghi entrò nel circolo del Caffè Michelangiolo nel 1862, presentato proprio a Signorini e a Diego Martelli. Nonostante Zandomeneghi si sia poi trasferito a Parigi nel 1874, mantennero un costante scambio epistolare che testimonia il loro legame intellettuale e artistico.
• Irene Roppele e Telemaco Signorini: Irene Roppele (detta Nene o Fanny) era la figlia adottiva di Telemaco Signorini. Il pittore si prese cura di lei con affetto paterno, seguendone la crescita e rendendola protagonista di numerosi ritratti. Nell'estate del 1888, Irene accompagnò Signorini durante un lungo soggiorno all'Isola d'Elba, periodo in cui l'artista realizzò diverse vedute di Portoferraio.
• Irene Roppele e Federico Zandomeneghi: Il legame tra i due è mediato dalla figura di Signorini. Alcune ipotesi critiche suggeriscono che Irene possa aver posato come modella per opere dei Macchiaioli, tra cui il celebre dipinto di Signorini Sulle colline a Settignano. Nelle lettere inviate da Parigi, Zandomeneghi chiedeva spesso notizie della giovane a Signorini, a conferma di una conoscenza familiare consolidata negli anni fiorentini."

Le immagini sono qui pubblicate in bassissima risoluzione: solo 72 Dpi.

Immagine n° 7
Tra le più belle opere realizzate dallo Zandomeneghi tra il 1870 e il 1880 la "Ragazza che dorme in un letto" viene qui pubblicata, in un'immagine in bassa risoluzione prelevata nel web, per più motivi. Il quadro è firmato e datato ufficialmente in basso a sinistra, la sua firma si avvicina molto alla stessa, in parte abrasa, presente nel "Ritratto della Nenè-Irene Roppele": entrambe le firme recano anteposta al cognome la lettera "F" iniziale di Federico oltre la lettera "Z" più snella. Ciò che maggiormente colpisce è il fatto che nella "Ragazza che dorme in un letto" sia semi celata in bella vista, a simulare le pieghe del lenzuolo, la lettera "Z" iniziale di Zandomeneghi. Questo fa meglio comprendere quanto il metodo Buso sia corretto e innovativo, quanto la Scienza moderna e la nuova conoscenza siano incisive per le attribuzioni: lo Zandomeneghi come tutti gli altri nelle varie epoche aveva il vezzo di semi celare in ogni sua opera i suoi dati segreti, proprio come nella Nenè.

Immagine n° 9
Le componenti per arrivare a certe scoperte sono molteplici: dall'essere dotti/acuti osservatori/dall'avere un DNA particolare/dalla conoscenza scientifica non comune/dallo studio approfondito della scrittura antica/ dalla conoscenza della Storia dell'Arte/ dai vari modi di dipingere degli antichi pittori/ Dalla conoscenza grafologica guadagnata studiando molte ore il giorno da circa venticinque anni/ dalla conoscenza della materia pittorica in quanto artista di professione abituato a cogliere i minimi particolari e...molto, molto altro.
In questo campo non vale la regola del 'due più due', difficile se non impossibile persino formare una scuola di insegnamento.
Orgoglioso di essere al servizio della Storia dell'Arte, di svolgere la Professione di ricercatore scientifico: i risultati perseguiti sono riposti nella Storia (Volumi d'arte/Università/Accademie/Conferenze/ Convegni/ articoli scientifici pubblicati da note riviste e altro.
Non solo tra i banchi di scuola, si apprende soprattutto dalla materia pittorica avvalendosi della Scienza fotografica e computistica e del loro razionale uso.
Non furono casuali le scoperte avvenute su Giotto, nella Gioconda di Leonardo, nella Pietà vaticana di Michelangelo e nell'Uomo Vitruviano di Leonardo, consegnate alla Soria con impegno e tanta fatica.
Ringrazio i Collezionisti più avveduti che ripongono stima e fiducia nel Metodo Buso oggi approdato a questi risultati nel capolavoro dello Zandomeneghi "Ritratto di Irene Roppele-La Nenè", un'opera dal valore culturale molto alto in quanto rara per il fatto che fa parte delle poche storiche opere dello Zandomenghi realizzate nell'ultimo periodo italiano ed il primissimo periodo francese, ambite dal Collezionismo internazionale disposto a pagarle cifre a nove zeri (lire) come citava nel 2000 una circolare che conservo negli archivi.

IMMAGINE N° 10
Una aggiunta: quanta pazienza e che fatica svolgere la professione di ricercatore scientifico, qui premiate con il rilevamento della lettera "F", iniziale di Federico, anteposta alla firma Zandomeneghi: in sintonia pertanto con le firme dell'artista dell'epoca.