Giorgione, il Concerto campestre

Il Concerto campestre opera di Giorgione eseguita nel 1503.

Vengono a seguito inserite alcune pagine estrapolate dal volume appena editato: Giorgione rivelato, che riguardano il celeberrimo dipinto: Concerto campestre, la cui paternità è ancor oggi discussa. Di fatto, esso fu un tempo considerata opera di Giorgione, più tardi attribuito a un imitatore di Sebastiano del Piombo, a Palma il vecchio, di seguito ai giorgioneschi e, più tardi ancora, assegnato all’allievo cadorino Tiziano. Questo meraviglioso dipinto viene oggi conservato al Louvre con una incerta paternità: Tiziano? Giorgione? Il Concerto campestre è considerato, da alcuni storici dell’arte che se ne sono interessati, opera di Giorgione, soprattutto per lo splendido paesaggio di fondo. Le incertezze e gli errori permangono, non sono poi così lontani i tempi del caso dei falsi Modigliani dragati a Livorno negli anni ottanta del Novecento. L’opera, secondo le ultime fonti accademiche, sarebbe stata iniziata da Giorgione e, dopo la morte dello stesso, sarebbe stata terminata dall’allievo Tiziano, così facendo si terrebbe cautamente il piede in due staffe, accontentando sia coloro che lo attribuiscono a Giorgione che quelli che lo attribuiscono a Tiziano. Posizione scorretta che dimostra solo l’inadeguato metodo di analisi accademica sinora adottato nell’attribuzione delle opere, metodo che non si avvale di quanto la scienza oggi pone in luce. Con i nuovi studi emerge quanto fu semi occultato nell’intera superficie del dipinto stabilendo, in modo definitivo, la sua vera paternità. Ecco che allora è possibile vedere in modo chiaro la firma di Giorgione siglata in basso a sinistra, il consueto marchio segreto: GZB, Giorgius, Zorzo o Zorzus, Barabarella, apposto dallo stesso Giorgione tra i capelli del suonatore di uno strumento a corde, del tutto simile agli altri emersi nelle opere più note di Giorgione. Tale marchio diventa quindi fondamentale nello stabilire che il noto artista di Castelfranco Veneto sia sicuramente l’unico artefice di questo dipinto nel quale non emerge alcun dato celato o palese che riporti all’allievo Tiziano.
Altre scritte, date e figure emergono nel Concerto campestre celate allo stesso modo delle altre emerse in tutte le storiche opere di Giorgione. E certamente i volti occultati ovunque nella superficie pittorica di questo dipinto, del tutto simili a quelli emersi ne la Tempesta, nella Pala del duomo di Castelfranco Veneto, nel Tramonto e nelle altre opere, stabiliscono inopinabilmente, assieme alle chiare scritte celate emerse, un’unica mano nell’esecuzione: quella del maestro di Castelfranco Veneto. Anche la datazione, il 1503, ora chiaramente emersa, colloca questo dipinto nel periodo più fecondo dell’Artista, in questo anno egli esegue infatti anche la Tempesta e l’Autoritratto. Un Giorgione quindi in piena attività, la morte avverrà più tardi, intorno al 1510.

Nella pagina n° 4 un interessante, storico documento, inserito nel volume alle pagine 382-83.