Federico Zandomeneghi 'la Nenè' 1873

Raffaele De Grada, che con Enrico Piceni fu uno dei primissimi a rivalutare le opere dello Zandomeneghi, scrive a proposito di questo ritratto di Irene Roppele, (la Nenè, figlioccia di Telemaco Signorini), “…è uno dei più bei ritratti classicheggianti eseguiti da Federico Zandomeneghi...”.
Irene Roppele fu la figlioccia tanto amata di Telemaco Signorini, tanto amata che gli artisti toscani dell’epoca la chiamavano confidenzialmente Nenè, essa accompagnò nella vita il padre adottivo sino alla morte avvenuta nell’anno 1901. Lo stesso Signorini la immortalò in più sue opere e lo Zandomeneghi, intimo suo amico e meglio preparato nel ritratto in genere, qui la ritrae con la giubba blu e un fazzoletto rosso al collo un anno prima della sua partenza definitiva per Parigi. Dal primario studio della firma e della data ufficiale, oggi semi abrase, svolto circa una decina di anni or sono, pareva essere l'opera eseguita nell'anno 1882 ma, ad un'attenta, attuale rivisitazione del dossier di ricerca, dall'esperienza da me oggi raggiunta, chiara emerge la data '73' in alto, sulla verticale del capo della ragazza. Aveva visto bene il professore Roberto Capitani, responsabile della fondazione Enrico Piceni di Milano, quando nell'anno 2006 dopo aver visto il dipinto mi telefonò dicendomi essere del '73'. Di questo anno è infatti anche 'La giovinetta', di proprietà di Enrico Piceni, dipinta dallo Zandomeneghi con simili modi e colori.
Lo storico trevigiano Luigi Menegazzi si interessò dell'opera con lunga e dettagliata perizia, come anche Giandomenico Romanelli di Venezia che la definisce quale risultato dell'intima amicizia tra due artisti. Piero Dini vide il dipinto nella sua abitazione a Montecatini e così si espresse: ...se questo non è un falso è certamente opera dello Zandomeneghi, lo storico Vittorio Sgarbi davanti all'opera a Milano si rese favorevole a stilare perizia scritta e, Stefano Fugazza, ex direttore del museo Oddi Ricci di Piacenza oggi scomparso, manifestò il desiderio di esporre il dipinto in una mostra itinerante sull'Ottocento italiano in Europa.
Un’opera quindi di rilevante valore storico culturale in quanto eseguita nell'ultimo periodo italiano; nella sua superficie cromatica sono occultate molte figure e scritte, le quali riportano, come l’autoritratto dell'artista semi occultato dietro la nuca della ragazza, qui pubblicato in più immagini, all’unica mano dello Zandomeneghi. Quest’opera, assieme alla “Venere sdraiata in un paesaggio” di Paris Bordon e al “San Giovanni Battista entro paesaggio” di Jacobus Palma detto Palma il giovane, favorì, nell’anno 2005, la scoperta della scrittura celata nelle opere d’arte, l’atto notarile da me depositato già nell’anno 2009 lo documenta.